Ops, mi è scivolato un pedofilo fuori dal monitor

Già una decina di anni fa, basta avere un pizzico di memoria (o internet), Giuseppe De Rita, all’epoca presidente del Cnel, definiva la legge 269 dell’agosto 98 (nota anche come legge anti-pedofilia) una “(…) Legge virtuale per un allarme virtuale, scritta per nascondere una realtà spaventosa: la pedofilia è nelle famiglie, il 90% degli abusi sui minori avviene in famiglia”.

Cosa è cambiato in questi anni? Nulla, a parte il valore del mio Mac 9600, che è passato da prodigio della tecnica a ingombrante soprammobile.

Questo per dare una risposta seria all’On. Carlucci e alla legislazione sulla rete (un resoconto dell’incontro qui). Sempre una decina di anni fa, basta avere un pizzico di memoria (o internet), un convegno sull’argomento, citando dati del Censis, ripeteva le stesse cose: “I 90% dei casi degli abusi sessuali avviene in famiglia; l’8% degli abusi è compiuto da persone esterne alla famiglia ma conosciute dal minore (e spesso si tratta di cosiddette figure “di riferimento”); solo il 2% dei casi chiama in causa persone sconosciute ai minori. La violenza sessuale contro i minori è una realtà che si sviluppa dentro – e non fuori o contro – gli istituti sociali più tradizionali (la famiglia, la scuola, la parrocchia, i luoghi di aggregazione).

La rete è il posto meno pericoloso in assoluto, per i vostri figli. Se hanno dei genitori che li seguono, ovviamente. Che bambini di tre anni vengano adescati da un pedofilo che si spaccia per il Grande Puffo lo trovo improbabile, visto che solitamente i bambini di tre anni non usano il computer. E gli adolescenti corrono gli stessi rischi ai quali si espongono quotidianamente, uscendo di casa per andare di nascosto a drogarsi in discoteca raccontandovi che vanno a studiare dal compagno di classe.

Quindi, quale è il problema pedofilia sulla rete? Che c’è qualche stronzo che si scambia foto e filmati che appagano la sua malattia mentale. E qualche figlio di puttana che ci costruisce sopra dei siti per lucrarci. Per queste teste di cazzo, la legge c’è già. Quando li sgami, li metti in galera. E butti le chiavi, semmai. Limitare le libertà collettive per punire i singoli è sempre sbagliato. Quanto alla carta d’identità telematica, buone notizie: non serve. Bene o male, siamo tutti rintracciabili. Tranne chi non vuole farsi rintracciare. Ovvero quelli per i quali si fa la legge, che continueranno a studiare modi per non farsi rintracciare.

La rete è il mondo che ci entra in casa. Nel mondo c’è di tutto, da quelli che si eccitano con pratiche innocenti tipo gonfiare palloncini o indossare collant, fino ai pedofili. C’erano prima di internet e ci saranno dopo. Mettere una legge è come chiudere una strada. Si fa l’inversione a U e se ne cerca un’altra.

A meno che la pedofilia non sia un pretesto. A pensar male si fa peccato…

L'internet

Comunicazione di servizio

Una rapida apparizione per dirvi che non sono iscritto a Facebook, che ci sono alcuni miei omonimi (che non conosco, ma che stimo a priori e saluto) i quali sono appunto omonimi. Quindi non mi mandate inviti. Siamo amici lo stesso, non vi preoccupate. E se mi servirà un deca ve lo verrò a chiedere in prestito anche se non siamo in contatto su Facebook.

Cose mie, L'internet

Altro giorno, solita merda

I consumatori italiani di pornografia minorile sono triplicati in quattro anni, con un incremento del 188% rispetto al 2004.

Ovvio, sembra che qualunque studentessa tra la seconda media e la quarta superiore non riesca a tenere le tette lontane dal suo videofonino. Per scaricare un bel porno come si deve bisogna fare lo slalom tra i filmati scolastici. E’ davvero indecente. Tra l’altro si vedono da schifo. Non potreste portarvi a scuola una videocamera?

Volevo anche esprimere un parere sulla lettera aperta di Cossiga al capitano della polizia, ma non si può fare dell’umorismo su un pezzo comico. La parte più divertente è quando dice: “L’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti”. Francesco, sono studenti. Banalissimi studenti. Semplici vittime della pedopolitica. Non hanno armi da fuoco. Qualcuno dovrebbe andare a riparare la parabola a quest’uomo. Probabilmente guarda History Channel convinto che si tratti del TG4.

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