Morirete tutti

bellarenzi

Anche se ho detto a tutti di votare al referendum, allungo una benevola pacca sulla spalla di quelli che non hanno votato. Oggi infatti erano il trend #coglionedelgiorno su Facebook. I diritti, i doveri, la democrazia…

Vorrei ricordare alcuni referendum del passato:

1987. Abrogata la norma che limita la responsabilità dei magistrati. Nel 1988 la responsabilità viene limitata ai soli casi di dolo o colpa grave.

1993. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che viene allegramente trasformato in rimborso elettorale ai partiti dopo mezz’ora. Sì, nel 1993, non vent’anni dopo. Grazie per aver partecipato esprimendo il vostro parere con questo strumento democratico!

1993. Il 70,1% dei cittadini vuole eliminare il Ministero dell’Agricoltura. Detto fatto! A dicembre dello stesso anno è stato istituito il Ministero delle Risorse agricole, alimentari e forestali. Le competenze? Le stesse del Ministero dell’Agricoltura. Tipo quando l’Uomo Ragno aveva il costume nero invece che rosso e blu.

1995. Referendum per privatizzare la RAI e toglierla dal controllo parlamentare. 54,9% dei sì e indovinate un po’? Bravi, avete indovinato.

2011. Referendum per l’acqua pubblica. Che poi riguarderebbe tutti i servizi pubblici locali. Questo nasceva già bene. Se vince il no fottetevi tutti e se vince il sì occorre emanare una nuova norma che tenga conto dell’Europa (che vuole il privato) o rispolverare l’articolo 113 del testo unico degli enti locali, che consente la collaborazione tra il pubblico e il privato. E infatti l’acqua del sindaco non è sempre sua.

E ci sarebbe altro da ricordare, tipo dire no al nucleare nel 2011 dopo averlo detto nel 1987, le competenze sul controllo ambientale tolte alle USL e di fatto rimaste a loro, il referendum del 95 sulle trattenute sindacali per il quale Camera e Senato non hanno mai emanato alcuna legge e nessuna legge per quello delle nomine bancarie del 93… ma sono di corsa perché sto facendo le valigie.

Quindi siate buoni con gli scoglionati. Magari sono i soliti ignoranti che non vogliono esercitare il loro diritto/dovere e dare un duro colpo a quei politici che rubano e fanno affari da sempre. Magari hanno solo capito che i politici rubano e fanno affari da sempre.

Whose Side Are You On?

Volevo vivere nel mio beato silenzio, ma mi affaccio per commentare brevemente la questione della Vignetta di Vauro su Casaleggio che ha tanto scandalizzato il popolo di Facebook. La vignetta è bella, non ha offeso il defunto e il vero problema è l’analfabetismo di ritorno. Che, purtroppo, resterà a farci compagnia anche quando vi sarete dimenticati di Vauro e sarete tornati ai vostri rispettosi commenti sugli immigrati, i froci, le donne che sono tutte puttane e via discorrendo.

Non ho nulla contro i grillini, a parte il fatto che vogliono mettere al governo gente come me, ma ragazzi, davvero, da quella vignetta si possono desumere tre o quattro differenti significati e nessuno si fa beffa del caro estinto. Semmai se ne riconosce l’importanza. Ci eravate arrivati? Siamo praticamente al tributo, SVEGLIAAAH!!11!1

Visto che ormai sono in add new post qui sul mio bel WordPress 4.5 (che prima di iniziare a scrivere era 4.4.2 ma quelli di WordPress fanno un aggiornamento ogni mezz’ora) ne approfitto per dire una cosa sul referendum, che tanto il titolo del post si presta pure a questo. Io ci andrò e voterò. Il voto è segreto, però ci tengo a suggerirvi di andare. Non tanto perché è un diritto o un principio della democrazia o un atto di responsabilità e bla bla bla. Quanto perché Renzi ha consigliato di non andarci. E Renzi mi sta sul cazzo.

Sempre in topic con il titolo del post, non vedo l’ora che esca Civil War, così mi guardo quei venti minuti che non hanno ancora trasmesso nei primi 36 trailer ufficiali.

Papà sono gay. Anch’io.

Gente che lavora sull’internet e che fa SEO mi ha detto che devo aggiornare il blog, altrimenti Google identifica CinicoNet come sito spam. Un aggiornamento ogni tanto, qualche link a siti autorevoli tipo Wikipedia, qualche frase in grassetto e magari anche in corsivo. Così ho pensato di fare un bel post con i soliti ingredienti: omosessualità, blasfemia, droghe varie, parolacce come se mi avessero rubato il dizionario e sesso acrobatico. Squadra che vince non si cambia.

Spesso le persone mi chiedono opinioni sui più svariati argomenti e quando gliele manifesto si incazzano perché sono in disaccordo con loro. Quindi sono giunto alla conclusione che spesso le persone non vogliono sentire un tuo parere, ma vogliono sentire il loro parere con la tua voce.

Mi domandano cosa penso di unioni gay, matrimoni gay, figli ai gay, brian & garrison… E quando fornisco loro il mio pensiero estraggono la mAtragliatrice e iniziano a crivellarmi con i loro ma.

Se iniziate un discorso con “Ho molti amici gay, MA”, non avete nessun amico gay. I vostri amici gay vi odiano e potete smettere di regalargli cose da checca a Natale.

Questa torma di omofobi che va a manifestare a favore della famiglia tradizionale è piuttosto inquietante. Uomini che lasciano strade zeppe di transessuali a girarsi i pollici mentre loro sono impegnati a sollevare qualche striscione. Ne hanno il diritto, ma considerato che ad oggi sociopatici, molestatori, assassini, preti pedofili e persino i ricchioni sono figli di “famiglie naturali”, io direi che i tempi sono maturi per dare un’occassione alle famiglie omosessuali. Non credo possano fare di peggio.

E a quelli che “è la scienza a dirlo” rispondete serenamente che non è vero. La scienza dice che è tutto ok. Gli unici studi contrari si contano sulle dita di una mano, così quelli che cercano di propinarceli hanno l’altra mano libera per masturbarsi sulla categoria lesbians di PornHub. La rivista che pubblicò gli studi di Mark Regnerus, uno dei quattro o cinque in controtendenza rispetto a migliaia di studi a favore, si rese conto delle cazzate scritte e gli chiese di rettificare. E lui rettificò: “Se dovessi rifare da capo la mia ricerca starei più attento a definire i figli di genitori dello stesso sesso. Ho parlato di madri lesbiche e padri gay quando in effetti non sapevo niente sul loro orientamento sessuale.” Quindi dalla mano si libera un dito. Sono certo che non vi servano suggerimenti su come utilizzarlo, amanti della famiglia tradizionale.

C’è solo un reale aspetto negativo circa i figli di genitori gay: nonostante il loro benessere psico-fisico sia superiore alla media, la qualità della loro salute mentale subisce duri colpi quando si trovano a contatto con stronzi omofobi. Quindi se davvero fate tutto questo per i bambini, manifestanti, ecco un modo semplice per salvare le loro esistenze drammatiche in quanto figli di gay: statevene a casa vostra. Avete mogli da trascurare, mariti di cui lamentarvi, figli da piazzare davanti alla televisione con hamburger e patatine, turismi sessuali con minorenni thailandesi da organizzare, frasi meschine contro le famiglie di profughi che muoiono di fame da condividere su Facebook. Salvate un figlio di genitori gay, fatevi i cazzi vostri.

E per chi se lo fosse dimenticato: questi sono gli stessi che scendevano in piazza per non staccare le macchine alla povera Eluana. Gente che vuole che tu nasca in modo del tutto naturale, per poi passare il resto della vita a ingollare pasticche e a campare con dei tubi infilati nel naso. Non credo che leggeremo a breve polemiche riguardo a Italo che vende biglietti scontati per il Coerenza Day.

Comunque, questo della famiglia naturale è un argomento che non amo affrontare. Per rispetto a un mio caro amico: Gesù. Sua madre diede l’utero in affitto. Minorenne. Prima di sposarsi. Per fortuna non c’erano Family Day a quei tempi, altrimenti Dio avrebbe dovuto sfilare al gay pride.

ChangeLog

Dopo quasi due anni trascorsi nell’oblio, sono costretto a riaffacciarmi sul mio sitarello per una questione tecnica: implementare i vari pimpirillini per la legge sui cookie. O, meglio, cercare di implementarli, visto che non si capisce la consueta minchia. Chi fa il mio lavoro comprenderà, gli altri mi credano: il modo peggiore per trascorrere una serata, mettendo nella stessa classifica anche cagare zucche o entrare in una sinagoga accompagnati da Mel Gibson.

Dovrò anche cambiare tema al sito per renderlo mobile-friendly, visto che Google mi fa sapere che “I sistemi Google hanno testato 113 pagine del tuo sito e riscontrato che il 100% delle pagine presenta errori critici di usabilità sui dispositivi mobili” come se me ne fregasse un cazzo.

Ma in effetti mi frega, poiché proprio alcuni giorni fa cinico.net ha vinto il premio Miglior sito da consultare sul cellulare mentre si è in camporella con la fidanzata. L’ennesima soddisfazione.

Approfitto quindi di questi lavori in corso per salutare tutti e quindici i miei utenti. Grazie per passare di qui quotidianamente anche se non c’è mai niente da vedere. Un saluto poi ai visitatori occasionali, tipo i sette che sono arrivati qui cercando “l’aspira saliva del dentista è odioso” e i quattro che chiedono a Google “come offendere un uomo“. Ma soprattutto al tizio che cerca informazioni su “come farsi un clistere da soli“. Penso ti serva uno specchio, per andare tranquilli. C’è persino chi chiede “che lavoro fanno quelli su internet?“. La domanda non è chiara, ma se ti riferisci alla normale utenza navigante, credo che il 90% faccia uno dei seguenti lavori: carabiniere, poliziotto, avvocato, hacker. O, almeno, io se litigo con qualcuno sull’internet di solito mi risponde “Adesso sono cazzi tuoi, io faccio il carabiniere/poliziotto/avvocato e ti denuncio” oppure “Adesso sono cazzi tuoi, io sono un hacker, ti traccio l’IP e vengo a prenderti sotto casa”.

 

Ci si vede al prossimo update.

Finché sorte non vi separi

Ultimamente varie persone mi invitano imperterrite ai loro matrimoni pur sapendo che sono un orso, che mi sposto da casa mal volentieri, che avere più di sei o sette persone attorno mi da’ un po’ di agitazione e soprattutto che per estraniarmi da tutto questo berrò fino a vomitare sulla torta nunziale e diventerò il principale ricordo del felice evento.

Tante persone tra l’altro. Da non crederci. Pare sia diventata l’attività principale della gente che conosco. Ho il timore di rispondere al telefono per paura che sia un invito a qualche matrimonio. Ogni volta che sto per pubblicare ‘sto post qualcuno mi invita a un matrimonio. Allora penso vabbé non lo pubblico, altrimenti poi magari pensano che mi riferisco specificatamente a loro… e appena mi pare sia passato il giusto tempo e sto per cliccare su publish mi invitano a un altro matrimonio!

Quando mi arriva la voce che qualcuno ha intenzione di sposarsi incrocio le dita e penso “Cazzo, speriamo che non mi invitino”. E invece mi invitano! Sono antipatico e merdoso e mi invitano sempre. Ma non invitatemi, tranquilli, non mi offendo. Poi ovviamente se non mi invitano penso: che bastardi, pezzi di merda, chi sono la figlia della serva? Ma queste sono le contraddizioni umane delle quali parlerò in un altro post nel 2019.

Il motivo principale per cui non amo andare ai matrimoni è il vestito bello. Io sono sempre vestito come uno straccione, quindi se mi invitano a un matrimonio devo comprarmi un abito da parata. Poi, non potendo usare sempre lo stesso vestito ad ogni matrimonio e vestendomi, come detto, da straccione, quell’abito lì ha finito di esistere e lo devo regalare ai drogati del don Carlo per non buttarlo via.
Don Carlo è un prete del mio paese che cerca di recuperare i drogati che stanno in un carcere. I doni sono sempre bene accetti e io gli do i vestiti che dismetto dai matrimoni. Quindi i drogati sono tutti vestiti come se andassero a un matrimonio, invece vanno a prendere il metadone al sert. Fanno capannello fuori dal sert tutti vestiti in giacca e cravatta e la gente si ferma a guardare se per caso c’è qualche inaugurazione di un locale trendy con salatini e free drinks al seguito, che attirano sempre molto. Invece ci sono dei tizi in giacca e cravatta che hanno la faccia dei morti viventi e tutti ci restano un po’ male. Alcuni pur di non portare a casa della delusione entrano anche loro a prendere una dose di metadone gratis.

E’ vero che nel tempo si è fatta strada l’usanza del matrimonio casual. Ti mandano gli inviti con su scritto di andare lì tranz, in bermuda e infradito, non c’è problema, viva l’ammore, venite pure sciolti che si fa una grande festa ballando scalzi nei prati al suono dei bonghi. Tu allora ti presenti in jeans e t-shirt e ci sono i parenti fighetti e gli amici fighetti e i camerieri che sono più eleganti di te e tutti pensano: “Ma chi è questo stronzo?”.

Indi, l’usanza del matrimonio casual è pressoché inesistente e anzi ti mette maggiormente in crisi perché pensi: “Vabbé, ma mica posso andare lì con l’abito Armani che poi sono tutti in jeans e sandali da vero alternativo”. E pensi: “Sì, ma se poi vado lì in jeans e sandali da vero alternativo e sono tutti vestiti come Gordon Gekko?”. E quindi devi sbatterti a pensare a un vestito finto casual, finto ho messo su la prima roba che avevo nell’armadio spero sia pulita, finto economico che invece costa un boato.

Poi c’è il regalo, che va fatto di una cifra che sia almeno uguale o maggiore al costo che dovranno sostenere gli sposi per il mio posto al ristorante. Diciamo cento euro. Vado nel negozio dove gli sposi hanno fatto la lista di nozze. I regali con un costo uguale o leggermente inferiore/superiore ai cento euro sono già tutti presi. Anche se vado lì presto. Probabilmente i più scafati si mettono in fila di primo mattino attendendo che apra il negozio, come quelli che sono fuori in coda dall’Uba Uba quando fa i saldi. Da cento euro sono rimaste due o tre cose minuscole: un apribottiglie per mignon, un soprammobile piccolo a forma di molletta, un’antipastiera… Oppure i pezzi singoli di qualche servizio: la paletta da dolci molli, il mestolo del brodo. Quelli che poi quando gli sposi vanno a guardare i regali dicono fra di loro ad alta voce: “Voglio proprio vedere chi cazzo è che ha preso la paletta da dolci molli”…

Per fortuna ci sono i regali cumulativi: il servizio di posate, di piatti, di bicchieri, il viaggio di nozze… ti compri la tua quota e ti levi il pensiero. Qualche posto libero c’è sempre anche grazie a quelli che non scelgono i regali della lista nozze perché fanno schifo. Incredibile? Ma vero. Vanno al negozio, guardano gli oggetti che gli sposi HANNO SCELTO PERCHE’ GLI PIACEVANO e dicono: “Madonna, che cose orribili, gli scelgo un regalo a mio gusto!”. Non sei immune dai regali merdosi nemmeno quando te li scegli tu.

Così per andare a mangiare della roba che mi piace poco in mezzo alla confusione e avanzare nel piatto dalla terza portata, spendo mille euro. Poi se devo uscire con la fidanzata vado in pizzeria perché bisogna risparmiare.

Qui si apre anche la parentesi dell’amico ritrovato. Perché nonostante quanto ho appena vergato, tutto sommato mi fa piacere condividere questi momenti di gioia con i miei amici che si sposano. Però, cazzo, a tutto c’è un limite. Considero amici quelli con cui si è rafforzato un legame nel tempo, breve o lungo che sia, non il mio compagno delle elementari che adesso è seduto al tavolo con la futura moglie a dire: “Quindi per ripagarci il viaggio di nozze nel fantastiglioso eco lodge di Kalpitiya quanti invitati ci servono? Potrei invitare quel coglione di Matteo, te lo ricordi? Abita a 680 chilometri da qui, sull’Appennino, quel posto che prima che ci andasse lui era meta vacanziera per ricchi e adesso è Emergenza Tornado Emergenza Terremoto Emergenza Frane. Sicuramente non viene, ma magari la quota per il viaggio la paga lo stesso, che dici?”

“Pronto?”

“Ciao, sono Felice Schiuma, ti ricordi di me?”

“Mmm…”

“Ma si dai, eravamo culo e camicia alle elementari, una volta abbiamo anche fatto quello scherzo a coso, come si chiama, con l’inchiostro nelle mutande, che poi…”

“Ah sì, mi ricordo.”

“Senti, io mi sposo con Luisella il mese prossimo, e ci terrei veramente tanto…”

“Ma Luisella chi?”

“Non la conosci, è di Vergate sul Membro, ma non vedo l’ora di presentartela al mio matrimonio, perché ci vieni, vero?”

“Ma, veramente… Cioé io non credo di poter venire. Però è come se fossi lì, lo giuro, sono felicissimo per te e…”

“Senti, io però vorrei mandarti lo stesso la partecipazione, ci tengo veramente tanto a farti partecipe.”

“Ah, bé, ok, certo.”

“Dentro c’è anche il link per la nostra lista nozze online, facciamo un viaggio nello Sri Lanka, si può pagare direttamente sul sito con carta di credito o anche con PayPal o fare un bonifico. Cioé, chiaramente non devi sentirti obbligato, solo se ti fa piacere.”

In aggiunta al tutto io ho questa malattia piuttosto grave e che mi rende sgradevole ai più: sono vegetariano. Da ragazzino tutti a dirmi: “Mangia la verdura”, “Devi mangiare la verdura”. Una palla totale. Nonna, mamma, medico. Una cantilena di verdura. Appena sono diventato vegetariano, tutti a dirmi: “Ma che cazzo mangi la verdura, mangia la carne”, “Ma come, niente carne?”. Tutti. Nonna, mamma, medico. Quindi, un trucco per gli adolescenti: dite di essere diventati vegetariani. “Mamma, sono diventato vegetariano e questa sera vorrei pasta e ceci”. “Macché, eccoti un deca, vai a sfondarti da McDonalds”.

E comunque: da vegetariano ti danno le tue brave verdure grigliate che le hanno fatte apposta per te e muori, stronzo, questo è il nostro matrimonio e dobbiamo interessarci alle tue esigenze finto-animaliste del cazzo. Antipasto verdure grigliate, primo verdure grigliate, secondo verdure grigliate e dolce una mela. Perché quando dici di essere vegetariano c’è un traduttore simultaneo in qualche parte del cervello che fa sentire ai tuoi interlocutori: “Io mangio solo della merdosa verdura alla griglia, o insalata”.
“Ah ma sei vegeteriano? E quindi? Cosa mangi? Insalata? Verdura grigliata?”. “No, mangio anche…”. “Ok, non c’è problema, diremo al ristorante di farti qualche verdura grigliata.”
Si avvicina il cameriere con un piatto di pennette ai quattro pepi profumate e fumiganti, ti chiede “Gradisce delle pen…”. E gli sposi: “No, no, lui è vegetariano!”. “Oh, mi scusi, le porto subito della verdura grigliata”.

Ricordo un addio al celibato di quelli tra ggiovani dove ognuno si paga il suo pasto e poi il futuro sposo offre la bicchierata finale nel quale sono riuscito a pagare qualcosa come 75 euro in un ristorante finto chic per un piatto di pasta ghiacciata condita con pelli di pomodoro e una fetta di melanzana spessa come una fiorentina grigliata sotto le ascelle dello chef. E si sono pure incazzati facendomi pesare il fatto che “non siamo attrezzati per servire vegetariani”, manco gli avessi detto che potevo mangiare solo Garcinia Mangostana.

Il ristorante è sempre in un posto che per qualche ragione io non riesco a trovare al primo colpo. E dire che ho un discreto senso dell’orientamento. Se mi bendassero e mi portassero nel maledetto nulla io riuscirei a tornare a casa in un tempo ragionevole. Eppure, quando si tratta del ristorante degli sposi, un attimo prima sono dietro alla fila di macchine strombazzanti e un attimo dopo sono un coglione solitario che cerca disperatamente “il bellissimo ristorante in un castello che abbiamo scelto per il nostro pranzo, che ha un giardino fa-vo-lo-so con dei pavoni liberi di andare in giro a fare la ruota” e quel verso inquietante da teste di minchia vanitose.

Anche l’utilizzo del navigatore si rivela una vana speranza. A volte con il navigatore capita. Ti fa arrivare nel buco del culo del mondo e poi con la sua vocina metalicca te la scarica su di te: “Se possibile, invertire il senso di marcia”. Ma brutto cazzone, perché m’hai portato fin qui se adesso devo invertire il senso di marcia, non potevo stare dov’ero? Io poi l’ho comprato che era in offerta speciale e mi sa che comprende solo le mappe delle strade del cazzo. Se c’è una strada del cazzo, sto tranquillo che il mio navigatore me la fa fare. Giorni fa siamo andati a trovare degli amici passando per delle mulattiere che i caprioli venivano fuori a guardarci con la faccia di chi vede una macchina per la prima volta nella sua vita. Posti inesplorati da secoli.
Poi siamo arrivati tirando il fiato dopo 68 chilometri di guida sullo strapiombo e tutti ci fanno: “Ah, ma non siete passati dalla superstrada a 9 corsie, quella che ha l’uscita qui sulla porta di casa nostra?”.

Al ristorante non conosco la maggior parte delle persone e finisco sempre in qualche tavolo a sorridere stancamente a gente che probabilmente non vedrò mai più nella vita e che si sente obbligata a rivolgermi la parola. I primi tempi era diverso. Anche se dimostro nove anni e vivo come se ne avessi dieci, vago sul pianeta da un po’ e ho amici che si sono sposati tipo quindici o più anni fa. Allora si era ancora tutti piuttosto giovani e in una compagnia di parecchie persone. Ai primi matrimoni quasi tutti gli amici degli sposi erano anche amici tra di loro, poi siamo (sono) diventati tutti più grandi, ognuno ha preso la sua strada e adesso l’antico gruppo di amici è sparpagliato per il mondo. Quasi tutte le persone che mi invitano hanno amici che non ho mai visto e parenti che non conosco e sono seduto in questi tavoli che mi sembra di essere in balera alla Sagra dello Gnocco Fritto quando è pieno e c’hai fame e allora ti siedi dove capita. Mi parlano per educazione e non so mai che cazzo dire e allora dico , , , … sperando che si alzi in piedi il classico zio ubriaco che ha una poesia scritta da lui medesimo in onore degli sposi, che è sempre un bel momento.

Nella classifica dei bei momenti lo zio ubriaco con la poesia vince senza gara, poi ci sono i tizi che portano alla sposa le varie vivande fatte a cazzo, tipo il pane a forma di pene, la banana con le albicocche a formare una fava e via di altre delicatezze e infine la macchina degli sposi addobbata con vignette di dubbio gusto, barattoli legati dietro e riempita di goldoni gonfiati a palloncino.

Un matrimonio al quale sarei andato molto volentieri, invece, è questo: