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Sulle strade

9 June 2011 | 8 Commenti | Postato in Cose mie

Mi spiace sbattervelo in faccia senza pudore, ma sono veramente felice. Sano come un pesce e con i soldi che mi escono dal culo. L’altro giorno passeggiavo in un bosco e sono inciampato in qualcosa di metallico. Incuriosito, ho estratto l’oggetto dal terreno e ho iniziato a levare la terra per vedere di cosa si trattava. Una vecchia lampada ad olio. Frega e frega, ci crediate o no, è sbucato fuori un genio. Mi dice: “Hai tre desideri, qual è il primo?”. “Mmh… voglio altri centomila desideri!”.
C’è rimasto di merda. Cosa si credono i geni, che siamo tutti coglioni?

E insomma, ora ho tutto quel che voglio. Io non sono come quei meschini che appena hanno soldi e successo piantano la compagna, o la moglie o quel che è e si mettono con la prima cretina che ha compiuto diciott’anni il minuto prima. Io e la mia compagna ne abbiamo passate veramente tante insieme e sono felice di condividere la mia nuova esistenza con lei. Certo, ora ha solo voglia di scopare e mi suggerisce di spargere calzini e magliette per casa, ma il fatto è che il genio ti legge anche nel pensiero…
Quindi state attenti quando suonate il clacson appena il semaforo diventa verde: potrei esserci davanti io. Nella migliore delle ipotesi vi si bucheranno le gomme, nella peggiore vi troverete con un pene asinino tra i glutei.

A proposito di macchine, sono appena rientrato da Pescara. Ci sono andato in autostrada, dove ho potuto constatare l’esistenza del famoso milione di posti di lavoro. Ormai tutti sanno che non amo Berlusconi, ma l’onestà viene prima di tutto (nella mia classifica intendo; in quella di Berlusconi credo venga dopo il decoupage). Il milione di posti di lavoro è una realtà concreta e sono stati tutti impiegati a fare lavori in corso sulle autostrade.

Perché uno dice: prendo l’autostrada che faccio prima.
Un cazzo.
Fai la coda, la strada fa schifo e ad ogni chilometro c’è un lavoro in corso. Stiamo lavorando per voi. Se vieni ad appendermi le tende a casa stai lavorando per me, se no mi sei solo in mezzo alle balle, tu e i tuoi cartelli stradali del cazzo. Fanno sempre e solo le solite due cose: o costruiscono la terza corsia, o mettono una toppa di asfalto su un buco. La terza corsia è il cartello più gettonato. E’ da quando ho cinque anni che mi passano davanti al finestrino questi annunci: “Stiamo ultimando la terza corsia”. Un giorno, prima o poi, l’uomo del futuro sentirà a reti unificate questa affermazione: “Abbiamo trovato la cura definitiva per il cancro!”. Ma credo che nessuno leggerà mai un cartello che dice: “Abbiamo finito tutte le fottute terze corsie!”.
La toppa di asfalto consiste invece nel chiudere una corsia quindici chilometri prima del buco, rimpire questi quindici chilometri di macchine, ruspe, camion, betoniere, personale, tizi con palette rosse e verdi e coprire il buco con alcune manciate di asfalto. Finito il lavoro, si sbaracca tutto e si va via. Passano cinquanta macchine sull’asfalto fresco della buca e se lo appiccicano sotto le ruote, finché dopo sei o sette giorni ritorna la buca e potete rileggere le due righe sopra perché tutto ricomincia.
Sono tornato di sabato sera. Mi sono detto con l’autostrada mi evito il casino in Riviera, tutti sti drogati che vanno a Rimini a ballare. Invece lavori in corso fino al migliore di tutti: uscita obbligatoria a Pesaro e rientro a Cattolica. Così ho preso l’autostrada, ho pagato quasi trenta euro e mi sono fatto anche la cazzo di Riviera Romagnola.

Poi ci sono questi cartelli assurdi. Guidare ubriaco può ucciderti, fai guidare un tuo amico! Non so se a voi della Società Autostrade vi è mai successo di essere al volante ubriachi fradici e avere nella macchina degli amici sobri che giocano a ripassare le domande del Trivial Pursuit. Per salire sulla macchina guidata da uno che non si regge in piedi devi essere più ubriaco di lui. Anche se in effetti, ora che ci penso, una volta è capitato che eravamo io, due chierici, un pompiere e un infiermiere. In car sharing. Loro erano stati al Festival dell’Altruismo, io alla degustazione di tutti i vini dell’Oltrepò Pavese. Mentre stavo vomitando e contemporaneamente urlando nel cellulare “Scotty, riportaci a bordo”, gli altri quattro compagni di viaggio proponevano all’unisono: “Guida tu per favore, noi siamo troppo sobri per fare tutta quella strada. Di notte poi”.

La stanchezza può ucciderti, fai una sosta. Ti fermi in un’area di sosta e dopo cinque minuti che hai chiuso gli occhi te li fanno riaprire una luce bianca sparata in faccia, una luce blu intermittente che si riflette nella notte e le forze dell’ordine che vogliono sapere chi sei, cosa fai, se stai bene, se ti sei drogato, se per favore gli dai patente e libretto e fai dar loro un’occhiata nel baule. La cosa del baule è meravigliosa. Probabilmente la statistica ha stabilito che quelli che trasportano armi, droga o un cadavere nel baule tendono a farsi una dormita nelle aree di sosta. Dio, sto guidando con un cadavere nel baule porco cazzo, non vedo l’ora di essermene sbarazzato. Ehi, un’area di sosta, vado a farmi una dormita!

Vai all’autogrill e sono tutti lì. Tu puoi aver guidato nel deserto, ma l’autogrill è pieno. A parte che bastano comunque sei persone per occupare tutto il bancone, a prescindere dalla sua dimensione.
Sono lunghi un chilometro e iniziano con la cassa e arrivano all’espositore dei CD passando per quelle zuccheriere grosse come acquasantiere e cinque o sei portatovaglioli e l’espositore di brioches secche (che non so a che ora devi andare per vederle fragranti) e resta lo spazio per due persone, che bevi il caffè con il gomito di qualcuno piantato nel costato per tutta la durata dell’operazione.
Se ti devi pulire la bocca non prendere quei tovaglioli da bar che sono l’invenzione più stronza dopo i tappi per le lattine, che tutti quando li vedono la prima volta dicono: “Geniale cazzo, tappi di plastica per lattine, così non mi si sgasa la cocacola quando la metto in frigo”. Li compri e li usi due volte nella vita perché in una lattina ci sono 33 cazzo di centilitri e o la finisci o ne avanzi un paio e li rovesci direttamente nel lavandino. Ma questi tovaglioli da bar non sfigurano nella bacheca delle stronzate ipergalattiche. Piccoli e fatti di una carta oleosa che te li passi sulle mani e ce le hai più lerce di prima. Se devi fare la miccia per una molotov probabilmente vanno bene, ma se devi toglierti le briciole dalla bocca e meglio se lasci perdere.

Pubblicità progresso: domenica c’è il referendum. Andate e votate 4 sì e da lunedì le ragazze si leveranno l’immagine dei 4 sì dal profilo di Facebook e rimetteranno la foto in bikini.

Unfinished Tales

Sono appena rientrato dal CinicoCamp, ovvero dal raduno dei fan di cinico.net, ovvero ero in cucina a mangiare qualcosa con la mia fidanzata.
Passo sempre meno da queste parti. Non è per mancanza di tempo, di quello ne ho in abbondanza, solo che lo uso per fare altro, per esempio traslocare.

Dal 2003 a oggi ho abitato in una casa nel pavese, poi in un appartamento a Milano, poi in Brianza, poi di nuovo nel pavese, poi ancora nel pavese ma in un altro posto e infine sui colli bolognesi, ma sto cercando casa altrove. Quando vado a trovare mia madre nel mio paese d’origine saluto alcuni nomadi che abitano lì da ventotto anni.

Qui sui colli mi trovo veramente bene, ma davvero. E Bologna, se levi il piscio da sotto i portici e i semafori rossi che durano quaranta minuti (credo sia definita “la rossa” per questo motivo; comunismo una beata fava), è la città più bella d’Italia. Mi sono sempre lamentato di tutto, ma degli emiliani non mi posso proprio lamentare. E nemmeno dei romagnoli ovviamente. A parte il benzinaio del posto dove abito, gli altri sono tutti ok. Il benzinaio no, quello è veramente una testa di cazzo.

Purtroppo essere vegani in Emilia è un discreto problema. Qui il piatto più vegano è il tagliere del cacciatore che incula i cinghiali. Ma ci si arrangia e i ristoratori di solito ti vengono incontro.

Sì, sono vegano, ma non lo dico a nessuno e non cerco di convincere nessuno ad esserlo. Il motivo è semplice: i vegani sono quasi tutti antipatici e ho bisogno di gente simpatica con cui parlare ogni tanto. Questa frase farà incazzare i miei amici vegani. Ancora di più quelli che non sono miei amici. Che vi devo dire, è la verità. Sono stato al Vegan Fest. Lì al Fest, per fare un esempio, un tale presenta un libro e dice, riassumendo, che bisogna essere felici, che la vita è bella. E una signora dalla prima fila, lagnosa: “Ma come si fa ad essere felici sapendo che tanti animali nel mondo soffrono?”. Beh… uhm… ha provato con un pene eretto?

Ero lì a dare una mano nella bancarella del PeTA. Io se c’è da fare figure di merda non mi tiro mai indietro. “Lo sapete che il PeTA chiede ai propri testimonial di essere almeno vegetariani?”, “Ah sì, davvero?”, “Certo signora, è una questione di principio”. Dieci giorni dopo prendono come testimonial Elisabetta Canalis, una che pensa che il vegetarianesimo sia una malattia. “Sono vegetariano”, “Poverino, e non si può fare nulla?”.
Insomma, ero lì che cercavo siti porno su Google e mi trovo di fronte a questo titolo: Elisabetta Canalis nuda: che regalo per Clooney (che compie 50 anni)!
Se si è fatta vedere nuda per i cinquant’anni ci sono buone probabilità che gliela dia per i sessanta.

In realtà non è vero quello che ho scritto sui vegani. Sono quasi tutti simpaticissimi. Ma devo mantenere la mia fama di stronzo, perché alle donne piace così. A sentirle parrebbe il contrario, ma appena fai il sensibile smetti di scopare e diventi il loro amico gay.

Dicevamo?
Ah, sì, il nucleare come unica fonte di energia possibile in questo mondo dove lo sai anche tu, tutti vorremmo i pannelli solari, ma purtroppo ormai dobbiamo accendere contemporaneamente la lavatrice e l’xbox e il sole non basta, che ci vuoi fare, servono una ventina di centrali nucleari.
E’ vero, non stavamo parlando di quello, ma non trovavo niente per allacciarmi a quest’altro discorso e ho fatto il furbo.
Capisco che essere contrari al nucleare mentre in questo momento una centrale sta fondendo e gli unici che se ne stanno occupando sono due robot della Nintendo è troppo facile, quindi tendenzialmente evito di parlarne. Preferisco i terreni impervi.
Ma ricevo delle mail. Da quando ho smesso di scrivere sul sito le mail sono diminuite esponenzialmente. Dieci anni fa (dieci anni fa, cazzo) ricevevo paccate di mail, molte delle quali di ragazze disponibili a testarmi sessualmente. Quelle sono state le prime a svanire. Sono rimasti in pochi e quasi tutta gente che mi commenta le più o meno recenti esternazioni contro il nucleare. La frase che vince su tutte è: “Ci sono in Francia, perché non farle qui?”.
C’è anche la Tour Eiffel, perché non ne facciamo una qui? E anche Euro Disney. Cazzo, è a pochi chilometri. Se dovesse esplodere Euro Disney i pop corn potrebbero arrivare fino a qui, allora perché non ne apriamo uno a Como?

Ma comunque, visto che alle mail non rispondo: il disastro ambientale è una cosa, la morte per tumori vari un’altra. Sono certo che ci saranno debunker con la volontà di illustrare che non è vero niente, ma accanto alle centrali le percentuali di tumori aumentano. Quindi anche solo qualche chilometro fa la differenza. E siccome le centrali nucleari producono a ciclo continuo persino quando tutte le playstation francesi sono spente e l’energia pulita non serve, di notte la Francia ce la vende ai saldi. Una figata: noi compriamo l’energia a poco e loro si beccano la leucemia. Non riesco a immaginare scenari migliori.

Sugli ipotetici disastri ambientali non mi esprimo. Dai, ormai lo sappiamo tutti, non sono possibili. Sì, sono successi, ma erano centrali vecchie, ma erano errori umani, ma erano costruite male, ma erano stati falsati i dati, ma erano russi, ma erano giapponesi.
I paesi europei civili hanno fatto degli screening sulle loro centrali. Come quando scopri che una che ti sei scopato nel 99 è morta di aids e corri a farti le analisi, perché eri troppo cattolico per metterti un preservativo mentre praticavi del sesso anale. In Inghilterra ce ne sono stati tre solo nei primi due mesi dell’anno. Da una parte c’era il principe Carlo che annaffiava l’orto biologico e dall’altra delle perdite radiottive, per compensare.
A noi serve il nucleare perché la Francia lo deve vendere a qualcuno. Disposti a comprare questa merda sono rimasti gli italiani e un paio di popoli di bantù con le sveglie al collo, ma questi ultimi non hanno abbastanza soldi.

Vabbé.

E’ morto Bin Laden. Ci sono voluti dieci anni, ma è il prezzo da pagare quando non aggiorni le mappe del Tom Tom.

I cospirazionisti pensano che non sia vero, eppure gli americani hanno fatto il possibile per smentirli. Gli sono entrati in casa, gli hanno sparato in testa, lo hanno avvolto in un sudario e gettato in fondo al mare, il tutto in meno tempo di quello che occorre per finire una quest a Red Dead Redemption.
A darne la notizia è stato Obama, con queste parole: “Vi ricordate il Nobel per la Pace? Bé adesso sentite questa…”.

Pro-Mario

1 December 2010 | 3 Commenti | Postato in Cose mie, Cronaca vera/nera

Torno adesso da un dovuto diritto di replica a Monicelli da parte di noi pro-vita. Abbiamo passato la mattinata saltando da terra fino al quinto piano dell’ospedale San Giovanni.

Detto questo: Ciao Mario, è stato bello aver vissuto per un po’ di tempo nello stesso mondo.

Sono come tu mi vuoi

3 February 2010 | 5 Commenti | Postato in Cose mie

Perché puntare a un target quando puoi puntare anche al suo contrario? Con questo uovo di Colombo, ecco Formigoni che dice agli ecologisti “Bisogna andare in bicicletta, sempre!”

E poi agli automobilisti inquinanti: “Bé, le macchine sono sempre state la mia passione”:

Alcuni spoiler sulle prossime puntate: Formigoni si fa un hamburger vegano di seitan inneggiando alla salute. Formigoni scuoia con le proprie mani un maiale durante la preparazione dei salami di Varzi. Formigoni accoglie dei nigeriani a casa sua e gli offre cibo e vestiti. Formigoni accompagna personalmente a calci in culo dei nigeriani all’aeroporto per rispedirli in mezzo ai negher dell’Africa. Formigoni celebra un matrimonio gay. Formigoni si presenta al gay-pride armato di spranga. Eccetera.

Vorrei (parte terza)

4 December 2009 | 10 Commenti | Postato in Cose mie

Ragazzuoli e ragazzuole che infilate i volantini con le offerte dell’IperMinchia nella cassetta delle lettere, vorrei dirvi che non ci faccio la collezione, non li scambio con gli amici e quindi me ne basta uno, se proprio dovete. Una pigna di dieci non mi serve a un benemerito. E anche: se sta diluviando e li infilate un centimetro dentro e trentacinque centimetri fuori, quando vado a guardare la cassetta non trovo i vostri volantini, ma una specie di salsiccia per cani fatta di cartapesta.

Egregi quel che siete che progettate i bancomat, sono certo che c’è un motivo per il quale il ripiano d’appoggio è inclinato, ma allora scrivetelo su un cartello, così quando vado a prelevare e non so dove cazzo appoggiare il portafogli e il portacarte e il giornale perché scivola tutto per terra, me lo leggo e invece di offendere le vostre mamme prendo atto e vi giustifico.

Caro ex tossico che mi chiedi la firma contro la droga quando mi incontri per strada, vorrei chiederti ufficialmente: come cazzo fanno delle firme a debellare la droga? Non vivendo – per mia sfortuna – in Olanda, queste firme come debelleranno la piaga di polveri e sigarette truccate? Portate i fogli firmati direttamente allo spacciatore e lo convincete a cambiare mestiere forti della statistica? O, addirittura, le firme stesse combattono la droga in quanto tale e la dissolvono nell’aria?

E caro individuo che vuoi vendermi la spilletta contro l’aiz: no, grazie. Non funzionano. Un mio amico ne aveva una ma gli è venuto lo stesso l’aiz.

Cari programmatori software, quando a due secondi dal save as mi si chiude tutto e appare una finestrella che recita “L’applicazione si è chiusa inaspettatamente, vuoi dirci cosa stavi facendo?” Vorrei dirvi: “Ma che cazzo volete che stessi facendo, stavo usando il vostro programma di merda”.

Gentile direttore dell’Ipermercato, vorrei farti sapere che quest’estate ho comprato un chilo di albicocche e ce n’erano due mature. E non è la prima volta che succede. La settimana precedente ho trovato una pesca matura. La vogliamo finire? Siete distratti? Il mio stomaco si è disabituato alla frutta matura da anni. Se volessi della frutta matura comprerei le ciliegie da 9,50 € al chilo (le ciliegie sono così fottutamente care che quelle raggrinzite, marce, mezze masticate dagli uccelli e con dentro il verme invece di buttarle le mettono in vaschette da € 2,50).

Vorrei poi dire ai signori della Sanpellegrino che scrivere “Dissetante!” sulla scatola del Diger Selz è un po’ come scrivere “Elimina il tartaro!” sulla scatola delle sigarette.