Ikea

L’Ikea mi ha indubbiamente salvato la vita parecchie volte. Quelli sempre a corto di denaro come me, grazie all’Ikea non solo si arredano la casa, ma si prendono anche lo sfizio di cambiare qualcosa ogni tanto. Però…

Perché alll’Ikea mettono i pistolini di legno (quelli per attaccare i pezzi, per intenderci) sempre contati? Ma cazzo, mettetene uno o due in più, no? Anzi, mettetene una manciata, che costeranno un centesimo… Un giorno mentre montavo un mobile in garage (il nome non me lo ricordo, qualcosa tipo “Drtekjffj”) mi è finito un pistolino in un buco nel pavimento e ho dovuto togliere le piastrelle e scavare per ritrovarlo, se no non finivo di montare il mobile.

Una cosa che mi fa impazzire dell’Ikea sono i nomi dei mobili. Sture, Stokke, Furksi, Oatrik… Tra l’altro pochi sanno che in realtà sono tutte parolacce norvegesi. Li mischiano con dei nomi normali, tipo Billy, per non farti sgamare la cosa.
L’ho scoperto anni fa durante un interrail, entrando in un’Ikea di Oslo. Là i mobili avevano nomi tipo “Figa”, “Sborra”, “Vomito”… Quelli dell’Ikea sono dei gran burloni.

Invece la cosa che più odio in assoluto è il sacchetto giallo, quello che puoi prendere subito all’inizio, insieme al foglietto per segnarti i mobili e una manciata di matite. Insomma, non potete non aver capito: mi riferisco a quello che non serve assolutamente a un cazzo. E’ largo un metro e alto un centimetro. Cade tutto a terra, te lo sbatti continuamente sulle palle, devi tenerlo in modi improbabili. E’ una tortura.

Poi c’è il carrello per il settore cose medie e il carrellone per il settore cose grosse. Riesci a comprare tre stronzate e a uscire con due carrelli e un borsone con la roba che ti cade per terra.

Il carrellone per le cose grosse, poi, lo hanno veramente studiato bene. Se prendi qualcosa di lungo, per esempio due o tre Billy, tra te e le maniglie per afferrarlo e spingerlo ci sono almeno due metri. Lo devi tenere inclinandoti a novanta gradi.

Alla cassa c’è la pubblicità per farti comprare il suddetto borsone.
Un cartello ammiccante recita: “Ti piace il borsone giallo? Compralo blu!”
Ma siete fumati? Se mi piace giallo perché cazzo dovrei comprarlo blu?

Blockbuster

Al Blockbuster I film mi conviene comprarli, perché spesso me li dimentico e non c’è uno sconto per i cazzoni come me. Ma non dico le versioni normali: la spesa mi converrebbe anche comprando il cofanetto extra special director’s cut final edition di ognuno. Per via dei miei mirabolanti ritardi, potrei pagare un film 100 € come ridere… Senza contare il fatto che pago anche quando li porto in tempo, ne sono certo.
Blockbuster è una roulette russa. Quando affitti un film e gli passi la tessera ti senti come quando dai patente e libretto ai caramba.
Non sai mai se quella pistoletta che legge il bar-code ti lascerà passare incolume.
“Ha un ritardo…”, ti dice il tipo con un sorrisetto.
“Ma io non me lo ricordo…”
” E invece c’è: due euro e cinquanta.”
“Mah, vabbé…”
Il bello del Blockbuster è che non puoi dimostrargli il contrario. Non ti lasciano una ricevuta quando gli riporti il film. Lo infili in quella grande buca delle lettere e vaffanculo, da lì in poi devi sperare di non stargli sui coglioni.
Io, ovviamente, gli sto sui coglioni. C’è un ritardo. C’è un ritardo. C’è un ritardo.
Ma un giorno la prova la faccio: entro, affitto un film, esco e lo imbuco subito. Poi torno dopo tre mesi, porgo la tessera e aspetto di sentire “C’è un ritardo”.

Inoltre un sacco di volte i DVD sono danneggiati alla fine del film. Vi è mai capitato? Mica all’inizio o dopo un quarto di film… Alla fine! Alla fine, cazzo! Qualche tempo fa mi è successo per tre volte di fila. Un’ora e quanranta di film per poi non sapere come va a finire. Sì, ok, il giorno dopo te lo sostituiscono, ma fino al giorno dopo io che cazzo faccio? Passo la notte insonne per la rabbia, ecco che faccio.

Comunque la tessera l’ho disdetta. Non posso concepire un posto così grande pieno di film e senza nemmeno un porno. Almeno i classici.