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	<title>cinico.net &#187; Uomini &amp; Donne</title>
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	<description>L'amore è una cosa meravigliosa. Quasi quanto i pompini.</description>
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		<title>Una volta ero omosessuale e di sinistra&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca vera/nera]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;ora sono sposato con Lisa e voto Buttiglione.
In meno di un decennio la vita di Luca è cambiata radicalmente. Negli anni Novanta, Di Tolve era ricco, di sinistra, la sera si divertiva, andava alle feste di Versace, era ospite a bordo dello yacht di Puff Daddy, viveva nel centro di Milano e girava con l&#8217;autista. [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2010/07/21/una-volta-ero-omosessuale-e-di-sinistra.htm">Una volta ero omosessuale e di sinistra&#8230;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ora sono sposato con Lisa e voto Buttiglione.</p>
<p><em>In meno di un decennio la vita di Luca è cambiata radicalmente. Negli anni Novanta, Di Tolve era ricco, di sinistra, la sera si divertiva, andava alle feste di Versace, era ospite a bordo dello yacht di Puff Daddy, viveva nel centro di Milano e girava con l&#8217;autista. Oggi vive in Brianza, è di destra, prega molto e ha fondato la onlus Lot &#8220;per spronare i ragazzi dubbiosi a essere maschi fino in fondo&#8221;.</em></p>
<p>Cazzo, <a href="http://libero-news.it/news/452686/Il_Luca_della_canzone_di_Povia_si_racconta.html" target="_blank">quelli di Libero</a> hanno fatto vacillare la mia eterosessualità.</p>
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		<title>Offese</title>
		<link>http://www.cinico.net/2005/03/02/offese.htm</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2005 18:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose mie]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Le donne non sanno usare le parole giuste per offendere. Gli uomini sono orgogliosi nel sapersi stronzi e bastardi. Una donna cerca di offenderti e invece ti fa un complimento. Sei un bastardo, sei uno stronzo&#8230; Oh, grazie cara, continua&#8230;
Un uomo se offende offende: sei una troia! Punto. Voglio vedere chi è che si sente [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2005/03/02/offese.htm">Offese</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le donne non sanno usare le parole giuste per offendere. Gli uomini sono orgogliosi nel sapersi stronzi e bastardi. Una donna cerca di offenderti e invece ti fa un complimento. <span style="font-style: italic;">Sei un bastardo, sei uno stronzo&#8230;</span> Oh, grazie cara, continua&#8230;<br />
Un uomo se offende offende: <span style="font-style: italic;">sei una troia!</span> Punto. Voglio vedere chi è che si sente lusingata.</p>
<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2005/03/02/offese.htm">Offese</a></p>
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		<title>Guida alla guida [per donne]</title>
		<link>http://www.cinico.net/2004/06/26/guida-alla-guida-per-donne.htm</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2004 22:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante le mie giornate trascorse nel traffico, argomento del quale avevo già parlato ampiamente, ho formulato delle ulteriori considerazioni senza dubbio impopolari. Ovvio che alcune cose le faccio anch&#8217;io (come sottolineano quelli con il cazzo piccolo, che mandano mail per ricordarmelo), ma quando scrivo non sono più io stesso in quanto tale, ma un io [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2004/06/26/guida-alla-guida-per-donne.htm">Guida alla guida [per donne]</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Durante le mie giornate trascorse nel traffico, argomento del quale <a href="http://www.cinico.net/2001/10/29/del-traffico-dei-motori-dei-pedoni.htm">avevo già parlato ampiamente</a>, ho formulato delle ulteriori considerazioni senza dubbio impopolari. Ovvio che alcune cose le faccio anch&#8217;io (come sottolineano quelli con il cazzo piccolo, che mandano mail per ricordarmelo), ma quando scrivo non sono più io stesso in quanto tale, ma un io narrante super partes (sono anche un super partner, ma questa è un&#8217;altra storia), e in quanto io narrante super partes scrivo un po&#8217; quel cazzo che mi pare&#8230;<br />
Ho quindi stilato una piccola guida alla guida per donne, alla quale farà seguito quella per uomini che adesso non avevo voglia di scrivere, ma che ho già abbozzato.</em></p>
<p>Dare la precedenza significa aspettare che passino le auto già all&#8217;intero di una rotonda o nelle immediate vicinanze dell&#8217;incrocio. Aspettare anche quelli che stanno ancora chiudendo il garage è senza dubbio un gesto di grande cortesia e altruismo, ma fa girare i coglioni a quelli che vi stanno dietro.<br />
Diciamo che immettersi nel traffico dopo entro l&#8217;ora, ora e mezza, è un&#8217;ottima cosa.</p>
<p>Dare la precendenza in una strada nel mezzo del deserto, con visibilità di 130.000 km in tutte le direzioni, significa rallentare (anche molto, per carità), dare un&#8217;occhiata di verifica e immettersi. Non è necessario inchiodare, guardare a destra e sinistra con un binocolo per controllare che non ci siano auto a 100 km, rifarsi il trucco, sistemarsi i capelli, fare un paio di telefonate alle amiche del cuore e poi ripartire.</p>
<p>I limiti di velocità non vanno superati, questo è sacrosanto. Ma possono essere raggiunti, la legge lo prevede. Raggiungeteli!</p>
<p>Certo che potete guardare le vetrine, è un vostro diritto ben preciso. Prima, però, trovatevi un parcheggio, metteteci la macchina dentro, spegnetela e scendete.</p>
<p>Non è che la marcia si usa in base alla taglia del reggiseno. Potete metterle tutte, fino alla quinta.</p>
<p>Se un parcheggio in retro non vi esce alla prima manovra, ripetere all&#8217;infinito questa stessa manovra non vi sarà d&#8217;aiuto. E&#8217; invece consigliato provare delle varianti, anche minime.</p>
<p>Se avete intenzione di comprare una jeep lunga quattro metri, sedetevi comode in poltrona e aspettate che questa voglia vi passi.</p>
<p>Tenendo il volto quasi appiccicato al parabrezza avrete senza dubbio una vista d&#8217;insieme migliore, ma c&#8217;è il rischio che vi si stampi sul medesimo, quando il tizio che avete dietro vi sarà entrato nel baule, dopo una frenata all&#8217;improvviso per via della vostra prudenza.</p>
<p>Il cruscotto non è l&#8217;alternativa al mobiletto del bagno e lo specchietto retrovisore serve per guardare le macchine che arrivano da dietro. Darsi la cipria, mettersi il rossetto, pettinarsi eccetera sono cose che avete fatto cinque minuti prima di salire in macchina, per almeno un&#8217;ora. Per quale motivo sentite il bisogno di ricominciare da capo mentre state guidando?</p>
<p>Se una strada ha due o tre corsie, quelle libere a sinistra sono per chi va più forte, non per farvi stare comode mentre parlate al cellulare.<em></em></p>
<p><em>(continua&#8230;)<br />
</em></p>
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		<title>Serenamente</title>
		<link>http://www.cinico.net/2004/02/23/serenamente.htm</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2004 01:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;immagine è stata presa dal libro &#8220;La Napoli di Bellavista&#8221;, di Luciano De Crescenzo.
(Arnoldo Mondadori Editore &#8211; III ed. dicembre 1979)

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="serenamente.jpg" src="/wp-content/uploads/excopertine/serenamente.jpg" border="0" alt="serenamente.jpg" width="500" height="372" /></p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;immagine è stata presa dal libro &#8220;La Napoli di Bellavista&#8221;, di Luciano De Crescenzo.<br />
(Arnoldo Mondadori Editore &#8211; III ed. dicembre 1979)</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Ne vuoi metà del mio?</title>
		<link>http://www.cinico.net/2003/11/06/ne-vuoi-meta-del-mio.htm</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2003 02:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[
per una completa comprensione di questo testo, sarebbe opportuno           aver letto (o leggere subito)           il pezzo intitolato ne assaggio           un po&#8217; del tuo.
Non vorrei si [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2003/11/06/ne-vuoi-meta-del-mio.htm">Ne vuoi metà del mio?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://209.200.54.207/wp-content/menudonnadef.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4" title="menudonnadef" src="http://209.200.54.207/wp-content/menudonnadef.jpg" alt="" width="500" height="200" /></a></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"><em>per una completa comprensione di questo testo, sarebbe opportuno           aver letto (o <a href="http://www.cinico.net/cosemie/cosemie/assaggio_DC.htm">leggere subito</a>)           il pezzo intitolato <a href="http://www.cinico.net/cosemie/cosemie/assaggio_DC.htm"><em>ne assaggio           un po&#8217; del tuo</em></a>.</em></span></p>
<p>Non vorrei si pensasse che ne faccio una questione di egoismo, con questa storia del &#8220;Ne assaggio un po&#8217; del tuo&#8221;.<br />
No, assolutamente, non lo penso affatto. Le donne non fanno volare le posate nei nostri piatti per un loro innato e spietato egoismo. No, no e poi ancora no. Lo fanno e basta, è una loro necessità, è scritto a caratteri cubitali nel loro DNA.<br />
E a prova della totale assenza di egoismo c&#8217;è un&#8217;altra pratica, che sta all&#8217;esatto opposto. La pratica del &#8220;Ne vuoi metà del mio?&#8221;.<br />
<em>Bevi mezza cocacola con me? Mangi metà della fetta di torta che voglio prendere?</em></p>
<p>Loro devono mangiare le cose a metà. Poco importa se è la metà che ti stanno per rubare dal piatto o quella che vogliono importi: basta che sia la metà.</p>
<p>Solito ristorante, soliti attori: una coppia. Lui dice, appoggiando per bene la schiena alla sedia e rilassandosi compiaciuto della cena: &#8220;Ah, adesso mi prendo una bella fetta di torta sacher!&#8221;<br />
La risposta può essere una delle seguenti:</p>
<p><strong>Risposta A:</strong><br />
Lei dice: &#8220;Ottimo, e io invece mi prendo un bunet torinese&#8221;.<br />
Probabilità: 10% <em>(anche meno)</em><br />
<strong><br />
Risposta B:</strong><br />
Lei dice: &#8220;No, prendiamola insieme, dai, io non ce la faccio a mangiarne una intera&#8221;.<br />
Probabilità: 35%</p>
<p><strong>Risposta C:</strong><br />
Lei dice: &#8220;No, dai, mangia metà del bunet torinese che prendo io, da sola non ce la faccio a finirlo&#8221;.<br />
Probabilità: 55%</p>
<p>Alla fine, non solo ti mangi una metà, ma della cosa che non nemmeno avresti preso, rinunciando alla tua.<br />
E&#8217; una situazione che va avanti da anni. Gli uomini restano silenti e accettano tutto questo in nome della necessità di accoppiamento, ma sarebbe opportuno intervenire. Come? La mia idea è semplice: sfruttando una ormai consolidata e vincente invenzione, quella dei menu. Siamo nell&#8217;era dei menu preimpostati e creati ad hoc. McDonald, poi l&#8217;Autogrill, poi i ristoranti, i bar, la pizzeria sotto casa e le pizzerie da asporto. Oggi non devi più passare lunghi e angoscianti minuti a scegliere: qualcuno lo ha già fatto per te e ti serve il tutto a prezzo conveniente.<br />
E in questa esplosione di menu, nessun locale che si rispetti si è dimenticato il &#8220;menu bimbi&#8221;. McDonald ce l&#8217;ha, Burger King ce l&#8217;ha, l&#8217;Ikea ce l&#8217;ha (biologico, evidenziano, mentre per quello adulti non lo segnalano; probabilmente quello per adulti è così: ti danno una scatola e tu te lo monti).<br />
Perché, quindi, non fare un &#8220;menu donna&#8221;, con tutte le porzioni a metà? Mezza pizza, mezzo cartoccio di patatine fritte, mezza coca, mezza torta&#8230; Non male come idea, vero? Farebbe mangiare gli uomini più rilassati, darebbe la giusta e necessaria armonia ad un pasto. Anche le ore che seguiranno saranno più felici, e una eventuale performance erotica nel prosieguo ne trarrà sicuro beneficio (anche perché, a quanto pare, è una di quelle cose che le donne non vogliono &#8220;a metà&#8221;&#8230;)</p>
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		<title>La legge del fumo</title>
		<link>http://www.cinico.net/2003/09/20/la-legge-del-fumo.htm</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2003 01:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose mie]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Intro: Guardo               dal finestrino dell&#8217;auto il passaggio di un autobus cittadino,               sul quale un adesivo             [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2003/09/20/la-legge-del-fumo.htm">La legge del fumo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText"><em><strong><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;">Intro: </span></strong></em><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;">Guardo               dal finestrino dell&#8217;auto il passaggio di un autobus cittadino,               sul quale un adesivo             mi avvisa che il suddetto si muove grazie al prodigioso e mirabolante             gasolio bianco. Comunque, per quanto prodigioso, non lo sarà mai             come il gasolio blu che sto facendo io, qui nella stazione ecologica             di benzina. Il gasolio che sto mettendo nell’auto è privo             di tutto. E’ blu, e la natura mi ringrazierà. La pubblicità,             su un cartellone di fronte a me, mostra questo barile di gasolio             dal quale fiori nascono spontaneamente, sani e a milioni di colori,             a <em>600 dpi</em>, felici del carburante che li ha messi al mondo.             Poi l&#8217;autobus sgasa un po&#8217; e una nube grigia ed ecologica entra nell’abitacolo.             In mezzo a tutta questa ecologia non posso fare a meno di accendermi             una sigaretta ecologica, con carta e tabacco ecologici che trasformandosi             in cenere andranno a formare un tuttuno con l’ambiente, disperdendosi             nello stesso, e con il filtro ecologico che resterà nel mondo             per un milione di anni a beneficio di archeologi e posteri vari,             incuriositi dalle usanze di quelli che vivevano dieci o quindici             guerre mondiali fa.</p>
<p><em><strong>Consapevolezza:</strong></em> Lei abbassa il finestrino,         mentre esco dalla stazione ecologica di benzina, con la sigaretta stretta         tra le labbra, per evitare che il fumo le finisca in faccia, ma è inevitabile.         Inevitabile.</p>
<p><em><strong>Dura lex:</strong></em> Il fumo non segue mai la direzione         del vento, se accanto hai un non fumatore. Il fumo volgerà il         suo cammino sempre e comunque sulla faccia del malcapitato. Vano sarà il         mettersi di fianco a lui, sull’altro fianco, alle sue spalle, davanti,         con le mani dietro la schiena o con le mani in alto o sbuffando con la         testa alta o di lato o verso il basso oppure celando la sigaretta da         quattro dita oppure oppure oppure. Il fumo si dirigerà inesorabile         verso il naso del non fumatore.</p>
<p>A volte &#8211; a casa &#8211; fumo in sala, in un angolino del divano, con la finestra   spalancata. Ma il fumo non esce subito dalla stanza per dirigersi in cielo   e fare amicizia con gas vari e polveri sottili. Il fumo aspetta che lei entri   nella stanza, la guarda mentre si siede sul divano accanto a me, si dirige   verso il suo naso, la intossica un po’, le cambia l’umore e poi   se ne va, si tuffa dalla finestra e mi lascia impotente con la patata bollente   tra le mani, a scusarmi imbarazzato per la puzza ambientale.</p>
<p>Lo fa anche in macchina. Ho i finestrini abbassati, il mio e il suo,         e guido sostenuto. L’aria mi farebbe scompigliare i capelli, se ne avessi abbastanza.   I tre peli che ho in testa e persino quelli del naso prendono tutti la via   del finestrino. Se non fossero attaccati a me sarebbero già volati fuori&#8230;   Ma il fumo no. Lui non vola fuori: si sparge nell’abitacolo, finisce   tutto tra le sue chiome e le sue narici.</p>
<p>C’è una coda, restiamo immobili nel traffico. <em>Vai, adesso   me ne fumo una tranquillo</em>, penso tra me e me, sorridendo sornione, pronto   ad assaporare qualche tiro di veleno senza sentirmi in colpa.<br />
Abbasso il finestrino completamente, metto il braccio fuori, appoggio la mano   che tiene la sigaretta sul tetto della macchina, in alto, in alto, sempre più in   alto. Ma il fumo che si libera dalla sigaretta fa un giro al contrario e si   ripresenta all’interno della vettura. Esce dal mio finestrino ed entra   dal suo! Intossica di nuovo, mi strema, butto la sigaretta a metà, perché – tra   l’altro – la campagna antifumo mi ha convinto, mi sento un despota   a fumare in faccia agli altri.</p>
<p>Ristorante. All&#8217;aperto. <em>Sotto al cielo stellato</em>, mi dico, <em>con   l&#8217;aria che ci accarezza il viso, me ne posso accendere una in tutta tranquillità</em>.   Siamo faccia a faccia. La brezza mi ha già fatto volare a terra il menu   tre volte. Le folate arrivano da destra verso sinistra. <em>Ottimo</em>, è l&#8217;ultima   cosa che penso prima di accendere la sigaretta. Faccio un bel tiro, inalo e   ne traggo godimento, sbuffo il fumo curvando un po&#8217; la testa a sinistra (per   agevolare il vento che già va da quelle parti)&#8230; e il fumo le va dritto   dritto in faccia. Quello uscito dal mio corpo e quello che danza fuori dalla   sigaretta.</p>
<p>La spengo. Cedo. Mi viene l&#8217;idea per una etichetta da mettere sui pacchetti<a href="file:///Volumes/The%20Arrow/02%20-%20siti/www.cinico.net/etichetteantifumo.htm"></a>: il fumo non segue mai la direzione del vento.<br />
</span><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"></p>
<p><em><strong>Bonus track: esperimento concreto</strong></em>: soffiando               il fumo affacciati a una finestra, il fumo rientrerà nella               stanza e avvolgerà il volto del non fumatore. Se il non               fumatore è in un&#8217;altra stanza, allora il fumo farà il               giro di tutte le stanze fino a quando non l&#8217;avrà trovato.               Se in una casa ci sono molti non fumatori, anche il fumo prodotto           da una sola sigaretta è in grado di impestare tutte le stanze.</span></p>
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		<title>Tipi di Tipi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2002 20:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose mie]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo               ammetto: sono un individuo piuttosto chiuso               e solitario. Parlo a ruota libera (e sono persino logorroico) solo          [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2002/07/22/tipi-di-tipi.htm">Tipi di Tipi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;">Lo               ammetto: sono un individuo piuttosto chiuso               e solitario. Parlo a ruota libera (e sono persino logorroico) solo               con i pochissimi amici che ho, mentre in mezzo a gente nuova tendo               a stare in disparte e a muovere le labbra il meno possibile.<br />
Non è un pregio, purtroppo. Ma è un difetto che, invero, mi dà il tempo per osservare tutte le persone che mi stanno attorno, e che si parlano e si conoscono e si raccontano di loro.<br />
E&#8217; un hobby che non ho nemmeno mai saputo di avere, anche se in realtà abbiamo sempre vissuto insieme, io e lui.<br />
Mi intrippo a guardare le persone e a classificarle, per poi accorgermi che alla fine c&#8217;è un numero di categorie, per quanto grande, piuttosto ridotto. Sono raggruppabili in una serie di insiemi dei quali prendo nota. Il mio catalogo mnemonico, come una sorta di album di figurine, mese dopo mese si arricchisce. Ci sono <a href="http://www.cinico.net/2001/10/29/del-traffico-dei-motori-dei-pedoni.htm" target="_blank">i frequentatori di strade e mezzi su ruote</a>, <a href="file:///Volumes/The%20Arrow/02%20-%20siti/www.cinico.net/cosemie/cellulari.htm">i possessori di cellulari</a>, <a href="http://www.cinico.net/2001/09/13/ipermarket.htm" target="_blank">la gente all&#8217;ipermarket</a>&#8230; ho catalogato di tutto un po&#8217; e qualcuno mi ha scritto per sapere se sono davvero così poco tollerante, se davvero odio il mondo come si evince da quanto scrivo.<br />
Ma no, certo che no. Dirò di più: per milioni di volte io stesso mi sono trovato in una delle categorie che descrivo. C&#8217;est la vie. E&#8217; la via.<br />
In realtà, le persone che <em>mi stanno un po&#8217; qui</em> (per non scrivere sempre <em>sul culo</em>, <em>sul cazzo</em>, ché a volte un po&#8217; di contegno non fa male) sono davvero poche.</span></p>
<p>L&#8217;altra sera, invitato ad una festa di amici di un amico, in una sorta         di disco pub affittato, mentre stavo seduto in disparte come mia consuetudine,         mi sono accorto che i tipi che mi stanno antipatici erano tutti lì.</p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> C&#8217;era <strong>IL SIMPA</strong>,               per esempio. Il simpa non è simpatico, ma             fa il simpatico. Quelli che fanno i simpatici sono la razza peggiore             presente sulla faccia della terra. Hanno questa pessima abitudine             di voler far ridere a tutti i costi e non ci riescono praticamente             mai, imbarazzando te e loro. Dio, sono patetici. Li riconosci perché fanno             una battuta e poi si ammazzano dal ridere. Se gli sei vicino e mantieni             &#8211; come è logico &#8211; un&#8217;espressione impassibile, te la spiegano.<br />
Cercano in tutti i modi di tirarti nella risata, e tu ne accenni             una sforzata ma si capisce che sforzi. Se sono fidanzati, sono causa             di imbarazzo anche per il partner, a meno che non facciano entrambi parte della stessa razza. In questo caso, vivrai in un terrificante teatrino dell&#8217;assurdo fino a quando la scusa buona da sfoggiare salterà fuori e lascerai entrambi alla loro simpatia.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> E che dire dei <strong>CONSIGLIERI</strong>?               Li conosci da trenta secondi eppure hanno già un consiglio da darti. Se sei in procinto di fare             qualcosa (un viaggio, una spesa, una manciata di fatti tuoi) loro             l&#8217;hanno già fatto e ti spiegano subito la strada migliore,             la scelta migliore, la decisione migliore.<br />
Quella di mandarli affanculo, ma l&#8217;educazione ti frena.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> L&#8217;<strong>INTENDITORE</strong> era appoggiato al bancone, dove stava chiedendo un bicchiere di               Ardbeg, un whisky eccellente per il tardo pomeriggio, con un aroma               pieno, di torba, lievemente di medicina.<br />
E&#8217; simile a un consigliere, ma più che darti consigli ha interesse nel farti sapere che lui se ne intende. Di tutto, ovviamente. Dalla più grande minchiata al segreto della vita, lui ha una discreta conoscenza, e solitamente smantella la poca che hai tu.<br />
A volte te la demolisce anche con faccia schifata, guardandoti dall&#8217;alto in basso, oppure con un sorriso che ti concede pietà. Se cambi argomento, ne sa anche di quello, e così all&#8217;infinito.</span></p>
<p><strong></strong>Il           <strong>FIN TROPPO ONESTO</strong> non manca mai. E&#8217; uno che non sa           ancora chi sei e ti snocciola un punto di vista che prevede l&#8217;ovvia           coglioneria della           fazione opposta. Nella quale potresti esserci tu. Forse perché sicuro           di riconoscere sempre i suoi simili, il tizio di questa specie fa affermazioni           categoriche senza sapere la categoria di appartenenza del suo interlocutore.           Dice cose tipo &#8220;Quelli del G8 sono tutti dei drogati&#8221; a uno           che è stato manganellato dalla polizia a Genova; &#8220;Quella           ragazza è un cesso&#8221; al fidanzato della regazza e ai suoi           amici; &#8220;Gli arbitri sono tutti dei cornuti&#8221; a un arbitro           e via di questo passo.<br />
La versione <strong><em>professional</em></strong> è questo tizio che oltre a sentenziare senza sapere dove sta gettando l&#8217;immondizia ti fa anche sorrisini complici o addirittura ti dà una pacca sulla spalla, convinto che non puoi che essere della sua idea.</p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>LA               MITRAGLIA</strong>, invece, è quel tipo che dopo averti agganciato               inizia a parlare e lo fa per un periodo così lungo che alla               fine non solo tu non ti ricordi tutto quello che ha detto, ma non               se lo ricorda più nemmeno lui.<br />
Dopo venti minuti &#8211; senza interruzioni e senza prender fiato &#8211;               di ascolto continuo, perdi proprio il senso delle parole, che si               amalgamano e diventano suoni intermittenti come quelli di un telegrafo. C&#8217;è un momento nel quale arrivi ad odiarlo, ad augurargli la morte. Qui. Ora.</span></p>
<p><strong>L&#8217;UBRIACO COLLOSO</strong> è in ogni caso quello che amo di meno. Mi           spiace, anche perché io sono ubriaco il 90% delle volte in cui           mi trovo a una festa, ma così come adoro quelli pacati e in           pace col mondo, odio quelli che ti si appiccicano addosso e con un           braccio rigorosamente sulle tue spalle per tenersi in piedi ti soffiano           nelle orecchie frasi sconnesse di alito caldo e puzzolente, e ti coinvolgono           nei discorsi più astrusi e spossanti&#8230; e se cerchi di defilarti           si offendono pure.<br />
Non manca la versione <strong><em>professional</em></strong>, che nell&#8217;offesa vede un affronto da lavare con il sangue, andando a creare immantinente l&#8217;immancabile siparietto del &#8220;momento di tensione&#8221;, che è un classico di ogni festa che si rispetti, come il gioco della bottiglia.</p>
<p>Quanto a momenti di tensione non è stato male nemmeno <strong>SCHERZETTO</strong>,   che è un altro di quei tipi ai quali inietterei soda caustica nei bulbi   oculari, mentre li ho di fronte.<br />
Scherzetto se arriva da dietro ti piega le ginocchia con le sue per           farti cadere, oppure ti afferra le balle (che è un grande classico).           Le balle te le afferra anche da davanti (un classico non ha limiti           direzionali).<br />
Davanti, può farti anche la mossa, che dovrai ovviamente pagare in caso di spavento, oppure un altro evergreen: il pizzicotto sul capezzolo. Quest&#8217;ultimo può lasciarti lividi anche per settimane, quindi è un buon modo per farsi ricordare, se vi servisse un&#8217;idea originale per amici e/o parenti.</p>
<p>E           per finire è arrivato <strong>FICHETTO</strong>, che è uno che           ti guarda i vestiti e sembra stia pensando di pisciarci sopra, ai tuoi           jeans non pulitissimi. In vacanza ci va sullo yacht, le sue scarpe           costano 300 euro, è amico di due letterine di passaparola e           di un calciatore, pippa la coca, ha la macchina da gran figazzo dei           figazzi, il bronzo impeccabile e tu sei una merda. E questo vorrebbe           fartelo capire fin dall&#8217;inizio.<br />
Ma anche se ti schifa non si leva dai coglioni, e sta invece lì a           farti una lista di quello che ha e che fa e che può avere e           che può fare   e di chi conosce e di chi si scopa e <em>se il mondo avesse un buco del culo   io ci starei infilando il mio pene</em>.</p>
<p>Quando stavo per farcela a imboccare il cammino del rientro, mi ha blindato   alla porta <strong>PAGINE GIALLE</strong>, che è un tipo inquietante che probabilmente   tiene un gigantesco albero genealogico mondiale appeso alle pareti della sua   cameretta.<br />
Mi bisbiglia &#8220;Ciao, mi hanno detto che sei di Pisciacavolo, è vero?.<br />
&#8220;Sì, perché?&#8221;<br />
&#8220;Oh, ma allora conosci la Deborah!&#8221;.<br />
&#8220;Bo? Deborah chi?&#8221;<br />
&#8220;Deborah quella che ha fatto il linguistico a Pirzonate, che era in classe con la Mariella, quella di Busonello. I suoi genitori hanno una macelleria. O forse una lavanderia. La macelleria forse è dei genitori della Simonetta.&#8221;<br />
&#8220;Guarda, io non è che conosco proprio tutti&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ma il Mario? Lo conosci il Mario? Troppo forte&#8230; Abbiamo fatto ragioneria insieme, a Brinzio. C&#8217;erano lui e anche l&#8217;Alberto, di Pisciacavolo, quell&#8217;anno lì, poi l&#8217;Alberto ha smesso per andare a lavorare. Adesso che lavoro fa?&#8221;<br />
&#8220;Ma Alberto chi?&#8221;</p>
<p>Regalandogli un paio di pettegolezzi freschi da aggiungere al suo <em>who&#8217;s   who</em> del mondo intero sono riuscito a defilarmi e a raggiungere la macchina,   evitando accuratamente <strong>L&#8217;AMICO MIGLIORE CHE SI POSSA AVERE</strong>.<br />
La pensa sempre come te, ma solo quando parla con te. Se parla con un   altro, la pensa come lui. Se parla di un Altro a te, ti dice che l&#8217;Altro è   un coglione. Se parla di te all&#8217;Altro, gli dice che sei un coglione. Tiene   il piede in tutte le scarpe possibili. E&#8217; amico di tutti e in realtà non è amico   di nessuno.</p>
<p>Ma almeno questo riesco ad evitarmelo. Non dovrò sapere quanto           mi stima, per questa volta. Sono finalmente fuori, tra il silenzio           nel quale si espande   il rumore del motore acceso, <em>strange days</em> di franco battiato nell&#8217;autoradio   e poi la strada di casa.<br />
A casa, dove ogni cosa mi è amica, dove posso sprofondare nel divano   o in una tazza di te, o mettermi davanti al computer e scrivere qualcosa.<br />
E mentre faccio il primo tiro della prima sigaretta fumata di fronte al monitor,   mi accorgo che in realtà non mi sta più sul culo nessuno.</p>
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		<title>Del traffico, dei motori, dei pedoni</title>
		<link>http://www.cinico.net/2001/10/29/del-traffico-dei-motori-dei-pedoni.htm</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2001 00:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[note: il                     correttore automatico di word è la più grossa                     minchiata che io abbia mai [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2001/10/29/del-traffico-dei-motori-dei-pedoni.htm">Del traffico, dei motori, dei pedoni</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"><strong><span style="font-size: xx-small;">note:</span></strong><span style="font-size: xx-small;"> <em>il                     correttore automatico di word è la più grossa                     minchiata che io abbia mai visto in vita mia. ciò premesso,                     vogliate scusarmi per le parole &#8220;</em>mischia<em>&#8221; e &#8220;</em>ciglioni<em>&#8221; che                     potrebbero apparirvi senza una logica nel testo. per una                     comprensione corretta, vanno sostituite con i vocaboli, tra                     l&#8217;altro più eleganti, &#8220;</em>minchia<em>&#8221; e &#8220;</em>coglioni<em>&#8220;.</em></span></span><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: xx-small;"> </span><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"><br />
<strong>DEL TRAFFICO, DEI MOTORI E DEI PEDONI</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> Da               quando vivo a Milano (o comunque ci vivo buona parte della mia               vita), la mia               esistenza automobilistica è minata continuamente             da nuove insidie che, in quanto paesano campagnolo rozzo, nemmeno             immaginavo.<br />
In paese, se telefono a un mio amico per chiedergli dov&#8217;è e mi risponde   che è al bar, gli dico &#8220;Prendo la macchina e fra due minuti sono   lì&#8221;; a Milano, gli dico &#8220;Mi ripeti la via? Anche il nome,   per favore, che lo metto nel navigatore satellitare. Prendo la macchina e tra   un paio d&#8217;ore sono lì&#8221;.<br />
Inoltre, nel paesino non c&#8217;è il lavaggio strade, che una sera alla settimana   ti fa parcheggiare la macchina in posti così lontani che, per andarci,   prenderei la macchina.<br />
E non ci sono i binari del tram. La prima volta che sono stato in macchina   a Milano avrò avuto vent&#8217;anni. Sono arrivato in Via Certosa con la mia   Y 10 e c&#8217;erano queste strade enormi, così giù ad accelerare da   bravo cazzone (per quel che si poteva con la Y 10)… Poi appena ho beccato   i binari del tram e ci sono finito dentro ho come perso il controllo del mezzo   e credo di aver fatto seicento metri direttamente guidato dai binari.<br />
Il massimo sono binari del tram abbinati al pavé: se ci finisci dentro   con un litro di latte ci esci con un paio di mozzarelle.</p>
<p>In paese, infine, non trovare parcheggio significa doverla parcheggiare           a venti metri da dove si deve andare, che è una signora distanza, per la quale   l&#8217;imprecazione è più che giustificata. In città, venti   metri te li sogni, e cinquanta sono un dono piovuto dal cielo. Ma anche cento,   duecento, trecento… e via, fino al chilometro. E la distanza diventa un   problema del tutto trascurabile, rapportata al tempo per trovare quel bastardissimo   spazietto vuoto. Non so quando morirò, ma di certo so come: cercando   un parcheggio. L&#8217;altro giorno l&#8217;ho parcheggiata su un marciapiede per la disperazione,   dopo essermi accorto che era almeno la terza volta che ripartiva il cd nell&#8217;autoradio,   da quando avevo iniziato a cercare.</p>
<p>Comunque non è il non trovare parcheggio a farmi incazzare veramente,   quanto il constatare che un secondo prima ce n’era una libero e lo ha   appena occupato un altro. Arrivi in queste piazze strapiene di parcheggi occupati   e incoci sempre questo tizio che sta scendendo dalla macchina appena parcheggiata.   Si accende una sigaretta e si incammina via godendosela. Maledetto bastardo. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> E&#8217;               nel traffico, però, che si consuma inesorabile il mio             sistema nervoso. In queste code infinite, ingorghi, intoppi&#8230; a             qualunque ora del giorno e della notte. In paese, alle tre del pomeriggio             di un giorno d&#8217;inverno, potrei uscire di casa nudo con una tromba             nel culo tranquillo di non essere visto. A Milano, l&#8217;unica volta             che sono riuscito ad accelerare in tangenziale erano le quattro e             mezza di un martedì notte. Ma dove minchia vanno tutti?<br />
Per non impazzire, ho cominciato a passare il tempo nel traffico osservando   il mondo intorno a me e ho scoperto che i nemici di noi poveri e inermi automobilisti   sono principalmente una quindicina, ben divisi fra pedoni, motorini e motorette   e automobilisti.</p>
<p><em><strong>pedoni </strong></em></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>L&#8217;INDIFFERENTE</strong><br />
Cammina come se niente fosse, dritto e imperturbabile, con la testa leggermente     bassa, ma solo in rispetto dei suoi pensieri profondi. Non per la vergogna     d&#8217;essere uno stolto, come invece apparirebbe molto più logico. Il     fatto che tra un ometto rosso e l&#8217;altro ci siano delle strisce pedonali disegnate     gli fa credere di camminare tra pareti trasparenti che lo ripareranno dal     mondo.</p>
<p><strong>SCUSATE, SONO UN COGLIONE</strong><br />
Fa la stessa cosa di quello sopra, ovvero passa con il rosso, ma ne è consapevole   e allora con le braccia fa gesti di scuse, si ferma a metà del percorso   per evidenziare le scuse, ferma metaforicamente la tua macchina con la mano   e dopo dieci minuti di questa agonia ha fi nalmente attraversato la strada.   E&#8217; convinto che ammettere la colpa la annulli, mentre non sa che spero per   tutto il tempo che dall&#8217;altra parte arrivi uno e lo travolga.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>L&#8217;OCHETTA</strong><br />
Vede che il semaforo diventa rosso, se ne fotte e si precipita lo stesso, poi     però si trova in mezzo a quattrocento macchine e allora, per lo spavento,     si blocca in mezzo alle strisce, fermando il traffico per mezz&#8217;ora, guardando     spaesata e buttando gli occhi ovunque, con la tipica espressione che annuncia     uno stridulo &#8220;ma io…&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>IL FICONE</strong><br />
Lo sa che è rosso, ma se ne sbatte i coglioni, lui. Sta camminando mano   nella mano con la sua donna e deve dimostrarle continuamente la sua forza e   il suo disprezzo del pericolo. Ma, a ben pensarci, quale pericolo? Chiunque,   infatti, vedendolo precipitarsi ad attraversare col rosso, ma con quella sua   bella faccia da cazzo che mostra il grugno duro al dio Ra e il petto da tacchino   alla città, si fermerà immantinente per lasciarlo camminare tra   inchini e cappelli levati. <em>Ma vaffanculo, va…</em></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>LA FICONA</strong><br />
Lei passa, tanto è figa. Cazzo gliene frega? Anzi, i maschietti potrebbero   cogliere la palla al balzo per dedicarsi a una pratica onanistica, mentre osservano   il suo passaggio. Stangona, tette sode, cosce al vento, lei passa dritta e   sicura del suo successo nei confronti del pubblico automobilistico maschile.   Le donne dovrebbero ammutolirsi, fermarsi e ringraziarla per questi cinque   minuti di rivalsa femminile nella fallocrazia stradale, invece.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>LA VECCHIETTA</strong><br />
Fatta del &#8220;rispetto per gli anziani&#8221; una bandiera, se l&#8217;è messa   a mantello e con tutte le regole ci si è candidamente forbita il culo.   Il semaforo resta materia da giovani, questi drogati capelloni che vanno in   giro con sciacquette mezze nude. Per lei, ormai è tempo di vendetta.   Se c&#8217;è il verde tanto meglio, sennò si passa lo stesso, con quel   visino un po&#8217; triste e un po&#8217; allegro. Triste perché gli anni passano,   allegro perché finalmente può fare il cazzo che le pare.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>FERMI TUTTI, PASSO IO!</strong><br />
Quello che si mette in mezzo alla strada e con la mano ferma le macchine perché sta   passando lui. Manco fosse Batman che sta andando a sventare una rapina. Tra   questi, ci sono anche un po&#8217; di ficoni, quando proprio sono al massimo della   forma.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>QUELLO CHE MENA</strong><br />
Già per il fatto che i vostri occhi si sono incrociati, sta pensando   seriamente di trascinarti giù dalla macchina e spaccarti la faccia.   E questo per cominciare. Ora, se lo lasci passare con il rosso fermandoti senza   inchiodare (se no si gira, ti prende a pugni il cofano e ti urla &#8220;Calma,   ma non lo vedi che ci sono le strisce?&#8221;) e accendendoti una sigaretta   soddisfatto (si deve proprio capire che sti pensando &#8220;Oh, finalmente mi   posso fermare e accendermi questa agognata sigaretta&#8221;), questi se ne andrà felice.   Ma se inchiodi, imprechi e, madre di tutti gli errori, suoni… in questo   caso l&#8217;epilogo oscillerà tra la mezz&#8217;ora più brutta della tua   vita ai cinque giorni di ospedale.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <em><strong>moto e motorini:</strong></em></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>007 IN MISSIONE</strong><br />
Zigzaga tra le macchine a tutta birra, ti passa a un centimetro dallo specchietto     e a tre millimetri dal cofano un secondo dopo. E&#8217; come avere una mosca nell&#8217;abitacolo.     Qui invece è una vespa, fuori dall&#8217;abitacolo. Non sai più dove     cazzo guardare e alla fine, stremato, ti metti in un angolino e speri che     ce la faccia a passare e sparisca per sempre dalla tua vita.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>L&#8217;INCREDIBILE HULK</strong><br />
Ha una graziella a motore, ma sta a centro corsia come se avesse un TIR. Dritto/a     e imperturbabile, il/la motociclista ha occhi solo per strada e orecchie     ben tappate, quindi né abbaglianti né strombazzate lo/la faranno     spostare. Il giusto sta nel mezzo, ed è lì che rimarrà,     con voi dietro a sfogliare giornali o a cuocere crepes. Nella versione &#8220;Le     meraviglie della natura&#8221;, a guidare la motoretta sarà una fanciulla     con le orecchie di pelo appiccicate al casco (che a quanto pare è la     bazza del momento), che faranno sembrare il tutto ancora più una presa     per il culo.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>IL FIGLIO DI TOGNI</strong><br />
Ti si accosta al semaforo e al verde sfreccia con un&#8217;impennata che ti lascia     immerso in una nuvola di fumo, per poi partire tossendo e ritrovartelo davanti     che sta ancora sfoggiando la sua penna, mentre speri di non dover spiegare     alla polizia come mai ti è finito sul cofano.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <em><strong>automobili:</strong></em></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>MI METTO IN SECONDA CORSIA CHE E&#8217; VUOTA</strong><br />
A quindici/venti all&#8217;ora, con una bella sigarettina di quelle fini da fumare     in santa pace, con dietro una coda che nemmeno al funerale della regina madre&#8230;     Questi amano andar piano e t ranquilli &#8211; ed è giusto così &#8211;     però preferiscono farlo nella corsia di quelli che vanno un po&#8217; più veloci.     Mica per dispetto, tra l&#8217;altro. No, anzi&#8230; se uno dietro lampeggia o suona     si offendono anche un po&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>L&#8217;INDECISO</strong><br />
Parente dei sopra menzionati, in preda a una grande indecisione resta al centro     delle due corsie (nelle autostrade, i più bravi riescono a stare al     centro di tre corsie). Fargli notare la cosa lo manderebbe inutilmente in     panico. Non solo resterebbe al centro, ma rallenterebbe in preda a dubbi     e timori sul perché dei vostri segnali.</p>
<p><strong>SPECIAL COMBO: I GEMELLI SIAMESI</strong><br />
Strada a due corsie. Nella corsia lenta c&#8217;è uno lento, e in quella di   sorpasso un coglione lento anche lui. Tu stai dietro, e non passi più.   Non passi più, maledizione! E attraverso i loro lunotti vedi che davanti   a te c&#8217;è una strada completamente vuota, che la distanza temporale tra   te e la meta potrebbe essere di un solo minuto. Invece devi stare dietro a   questi meledetti stronzi affiancati. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>IL FRATELLO DI SCHUMAKER</strong><br />
Ti sta appiccicato al culo e ogni tanto accelera anche, per farti capire che     lui è uno che va e non ha tempo da perdere. Il fatto che tu possa     avere davanti un tram, una coda di quaranta macchine o un gruppetto di bambini     che sta attraversando le strisce è irrilevante. Lo sa, ma non può tenere     per se il suo nervosismo. Te lo deve comunicare a due tre centimentri dal     culo.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>LE FRECCE LE USANO GLI INDIANI</strong><br />
Frecce? No, grazie. Con questo motto, i cazzoni girano mentre li stai sorpassando,     si inchioda tutti in allegria e ci si pianta in un casino di macchine che     ti passano a destra e a sinistra, tutti e due immobili come dei cretini,     ad aspettare lui il rosso di qualcuno per sgattaiolare via, e tu che lui     sgattaioli per levarti dalle balle.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"><strong>ANDALE ANDALE, ARIBA ARIBA!</strong><br />
Con questo grido alla Speedy Gonzales si immette su una strada principale             uscendo da una strada secondaria mentre tu stai arrivando a 180 all&#8217;ora.             Esce scattante, come se avesse una premura bestiale&#8230; e poi si piazza             davanti a te a 30 all&#8217;ora. E tu impazzisci.</p>
<p><strong>LA CALMA E&#8217; LA VIRTU&#8217; DEI FORTI</strong><br />
C&#8217;è sempre qualcuno che va sulle statali a 15 all&#8217;ora, e gli             arrivi a culo proprio mentre dall&#8217;altra parte stanno arrivando due             funerali, un matrimonio e un&#8217;altra ventina di macchine. E tu gli             resti dietro e impazzisci. Non puoi sorpassarlo. Lui è lento,             quasi immobile. E ogni tanto frena. Così, senza un motivo             apparente. Vedi i fari rossi degli stop che gli si illuminano e non             capisci il perché.<br />
E pensi: &#8220;Ma cosa cazzo frena?&#8221;<br />
E urli: &#8220;Ma cosa cazzo freni?!&#8221;</p>
<p>Tra l&#8217;altro, c&#8217;è una regola alla quale non si scappa: se sei dietro           a una macchina che va a 15 all&#8217;ora in una strada tutta curve, deserta&#8230;           appena appare un rettilineo nel quale sorpassare si materializzano           trenta macchine che arrivano dall&#8217;altro senso. Ma non solo macchine:           camion, moto, trattori, carrarmati&#8230;<br />
Poi ancora 30 km di strada tutta curve a gomito con visibilità zero           e completamente deserta, poi rettilineo con macchine, autobus e giro           d&#8217;Italia dall&#8217;altro senso, ancora curve a gomito su strada deserta&#8230;           e via così, a oltranza.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"> <strong>SCHERZETTO!</strong><br />
Mi metto davanti a te nella fila di destra però devo andare a sinistra,   eh eh.</span></p>
<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2001/10/29/del-traffico-dei-motori-dei-pedoni.htm">Del traffico, dei motori, dei pedoni</a></p>
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		<title>Ne assaggio un po&#8217; del tuo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Aug 2001 12:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose mie]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini & Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte, le donne fanno e/o dicono cose che mi incattiviscono. Le amo, le adoro, le osservo estasiato per come in loro il mondo prende un aspetto gentile e leggero e armonico, ma questo non cancella la terribile verita&#8217;: fanno cose per le quali le impalerei.
La peggiore, in assoluto, è la loro necessità di accontentare [...]<p>Questo è un post di <a href="http://www.cinico.net">cinico.net</a><br/><br/><a href="http://www.cinico.net/2001/08/30/ne-assaggio-un-po-del-tuo.htm">Ne assaggio un po&#8217; del tuo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte, le donne fanno e/o dicono cose che mi incattiviscono. Le amo, le adoro, le osservo estasiato per come in loro il mondo prende un aspetto gentile e leggero e armonico, ma questo non cancella la terribile verita&#8217;: fanno cose per le quali le impalerei.</p>
<p>La peggiore, in assoluto, è la loro necessità di accontentare   il palato pur essendosi votate a una vita di sacrifici dietetici. Il loro bisogno   di sedare la gola senza per questo sentirsi peccatrici. Come? Assaggiando.   Vivendo ai margini del piatto maschile e assaltandolo di quando in quando con   incursioni veloci e drammatiche, devastanti, inaccettabili.<br />
Un esempio. Un interno di un ristorante qualunque in un punto qualunque dell’occidente.   L’uomo, al termine di un pasto appagante, ordina il dolce più buono   del mondo, proiettandosi immagini dello stesso nella sua mente semplice, pregustando   creme o sfoglie o frutti o zuccheri o. Guarda la sua compagna con un sorriso,   le chiede se anche lei prende qualcosa&#8230; e la risposta è sempre, o   quasi, la solita: “No, semmai ne assaggio un po’ del tuo”.<br />
Lui non si scompone, continua a mostrare il sorriso suadente, le dice “Certo,   volentieri” e nello stesso instante pensa: <em>Ma cristo santo! Cazzo!   Ma perché? E’ il dolce più buono del mondo, ho mangiato   per un’ora pensando a questo momento, immaginando il sapore delle creme   sulla mia lingua… e tu devi rubare impunemente alcuni momenti di gioia   dalla mia vita? Bastarda maledetta!</em></p>
<p>Dolci buonissimi e piccoli, minuscoli, che si perdono in grandi piatti da <em>nouvelle   couisine</em>. Cinque forchettate ben messe, o una decina, se opti per dosi   mignon che daranno vita all’illusione di un piacere più duraturo&#8230;   Già non ti basta la tua porzione… E devi darne un po’ a   lei. <em>Cazzo! Io non glielo voglio negare. Ma dico: prendine una porzione   e avanzala. Avanzala, non fa niente, butto via dei soldi, quanti se ne buttano,   ma almeno mi godo questo sottile piacere della vita! Macché…</em><br />
Lo mangi vivendotelo male. Malissimo. Perché non sai quando il rapace   attaccherà. Puoi solo limitarti a guardarla, sorridente, appostata davanti   al tuo piatto con la forchetta che le gira tra le dita come un bastone da majorette.   Parla come se nulla fosse, sorride, ti racconta aneddoti della sua vita. E   mentre quasi ti sei dimenticato della sua dichiarazione di guerra, mentre ti   perdi in un suo racconto e nelle parole che le escono di bocca e volano in   alto passandole tra i capelli <em><strong>ZAC!</strong></em> La forchetta è passata   nel tuo piatto ed è già in direzione della sua bocca con un pezzo   del dolce più buono del mondo.</p>
<p>Se l’uomo la conosce da tempo, se già si aggira per casa nudo,   lasciando mutande ad ogni angolo come fossero bandiere e ha eretto almeno una   volta un fortino di rotoli di cartigienica vuoti, allora potrà ricorrere   al trucco della fretta che fa dimenticar. Mangerà tutto in velocità (ma   comunque il piacere sarà irrimediabilmente inquinato da questa furia)   e alla fine la guarderà desolato e affranto dicendole: “Oh miodio!   O maledizione! Scusami, perdonami, l’ho mangiato tutto e me ne sono scordato… ne   ordino un altro…”.<br />
Lei lo odierà. Certo, che lo odierà. Ma non dirà nulla   e balbetterà un “Fa niente…” ingoiando alcuni litri   di bile.<br />
Se invece la confidenza è purtroppo ai minimi, se il livello di conoscenza   deve ancora impennarsi o se addirittura si è alle prime uscite, ai test   che potrebbero compromettere senza appelli questa crescita di livello&#8230; bé,   non ci saranno trucchi utili. Loro, le donne, controllano tutte queste piccolezze.   Gli uomini giudicano e valutano l&#8217;altro sesso per aspetti più profondi   e complessi (belle tette, gran culo&#8230;) ma loro no; loro osservano i dettagli,   i più invisibili, alcuni dei quali del tutto sconosciuti agli uomini   (per esempio, lo sapevate che alle donne disturba se alla domenica, mentre   vengono condotte in passeggio su un lungo lago, il loro compagno passa tutto   il tempo con una radio che trasmette partite di calcio attaccatta all’orecchio?   E avreste mai detto che sono felici se qualcuno le aiuta a lavare i piatti?).   Certo un uomo ai primi appuntamenti non vorrà distruggere un futuro   amore per degli stupidi dettagli. Dovrà fingere il sorriso, dovrà dirle “Certo,   volentieri, assaggia pure un po’ del mio”.</p>
<p>Come in tutti i dolci che si rispettino, c’è una parte buona e   una meno buona. Se l’uomo si trovasse tranquillo e solitario tra le pareti   domestiche, La logica gli direbbe di mangiare prima la parte meno buona (per   esempio la crosta se è una crostata) e poi godersi la migliore in poche   ma favolose forchettate, in un piacere così totale che cancella per   un minuto tutti gli orgasmi che ha avuto.<br />
Ma al tavolo del primo appuntamento non si può. Qui c’è l’incognita:   lei. Bastardissima creatura senza cuore che appare distratta e dimentica, ma   che invero ricorda tutto. L’uomo mangia questo dolce preso dal panico. <em>Quando   colpirà? Quando attaccherà? Adesso, subito, portandosi via brandelli   della parte più buone, oppure dopo, dividendo con me l’ingrato   compito di mangiarsi anche la crosta?</em><br />
Di solito, per uscire da questa situazione, l’uomo le ricorda il fattaccio. “Prendine   pure un po’…”, porgendole il piatto. Se va bene, lei si prenderà i   due pezzi migliori, ma almeno l’agonia sarà finita. L’uomo   mangerà quello che rimane nel piatto in una mesta tranquillità.<br />
Se va male, lei risponderà la seconda frase peggiore dopo “ne   assaggio un po’ del tuo”: “No no, grazie, avanzamene un po’”.<br />
L’uomo è allo stremo. <em>Un po’?! Che cos&#8217;è “un   po’”? Quantificami “un po’”. Quanto le avanzo,   e che cosa le avanzo? Mica le posso dare la crosta. No, porca merda schifosa,   la crosta me la mangerò io, e a lei dovrò dare la parte buona,   per giunta un bel pezzetto, mica posso fare la figura del pidocchioso del cazzo.</em></p>
<p>La terza versione è un insieme delle due precedenti, ma mossa da un’incognita   costante, e vede lei che all’improvviso, come un felino, fa volare la   sua forchetta (o il cucchiaio, dipende dal dolce) nel piatto dell’uomo,   portandosi via un bel pezzo, magari quello che lui aveva evitato di mangiare   per gustarlo alla fine. E continua tranquilla e beata in questa sua tortura,   afferando ogni pochi istanti un altro dei pezzi migliori, fino a mangiarseli   tutti. Tutti i pezzi migliori.<br />
L’uomo continua a sorridere, i suoi pensieri continuano a non seguire   la linea delle labbra. <em>Ho sognato quel dolce. Sono venuto in questo locale   proprio per quel dolce. Io me lo sono ordinato e lo pagherò io. Tu non   l’hai voluto. Cazzo, potevi prenderlo e non l’hai voluto. E ti   sei mangiata il mio, brutta puttana.</em></p>
<p>Un solo pensiero galleggia nella mente dell’uomo, uscito dal ristorante   dopo aver pagato la cena e i brandelli di dolce. Un solo pensiero si conficca   nel suo cranio senza lasciarlo. Un solo pensiero, il solito: <em>speriamo che   almeno me la dia</em>.</p>
<p class="MsoBodyText" align="center"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"><strong>FINE</strong> (?)</span></p>
<p class="MsoBodyText" align="center">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;"><em><strong>Bonus                   Tracks: Alcuni esempi</strong></em></span><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small;">:                   di seguito, alcuni esempi di gioie rubate. Divertitevi a trovarne                   di nuovi, per                   passare una serata all’insegna dell’allegria, in                   alternativa al solito spinello di droga leggera.</span></p>
<p>1) Compri un cornetto algida all’amarena. Quello che                   nella foto ha una pianta di amarene infilata in una nuvola                   morbida di gelato cremoso e quando   lo apri e togli il coperchietto di cartone trovi un gelato di granito e una   mezza amarena affogata in un suo stesso sputo.<br />
L’hai comprato in funzione di due cose soltanto: l’amarena merdosa   in punta e il pimpirillino finale del cornetto, nel quale c’è quel   milligrammo di cioccolato duro e squisito. Lei (o anche un tuo amico che però potrai – almeno – mandare   cordialmente a farsi sodomizzare) mangerà quelle due cose.</p>
<p>2) Apri un saccottino del mulino bianco. Nella foto sulla confezione           c’è questo   saccottino aperto dal quale cola circa mezzo chilo di marmellata. <em>Non è stato   aperto</em>, pensi, <em>si è spezzato in due dalla pressione lavica   della marmellata</em>. Dentro c’è una fototessara di marmellata.   Un c’era una volta della marmellata. Il suo ricordo.<br />
Devi mangiare il saccottino da tutti e quattro i suoi lati, un pezzo alla volta,   impastandoti la bocca ingurgitando litri d’acqua perché un pastone   di farine asciutti non calcifichi tra le tue mandibole e immaginando l’ultimo   millimetro, l’ultimo agognato millimetro quadrato nel quale ti aspetta   una pellicola di marmellata che ti si scioglierà tra le labbra e quando   finalmente ci arrivi, quando hai quel dannato francobollo tra le dita, arriva   lei e se lo mangia, sorridendoti e succhiandosi il dito. L’indice, e   tu trattieni il medio.</p>
<p>3) L&#8217;ultimo boccone, e questo vale per tutte le cose. Mangi con relativa           velocità dividendo   mentalmente tutti i bocconi che sono a tua disposizione, godendoteli con un   leggero anticipo. Ogni morso di panino, ogni forchettata di pasta, ogni pezzetto   di bistecca preannuncia quello che seguirà. Ma al penultimo boccone   lei ti mangerà l&#8217;ultimo, lasciandoti totalmente spiazzato, come in un   coito interrotto.</p>
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